Tra proteste su e contro i social, migrazioni da una piattaforma all’altra e bisogni emergenti delle nuove generazioni, il panorama digitale sta registrando un periodo di grande trasformazione. Può BeReal essere considerata la prima risposta concreta a tutto questo?   

Tiktok e la nuova visione dei social

Volendo identificare uno degli ultimi macro cambiamenti di paradigma in ambito social bisogna sicuramente menzionare l’ascesa e il successo di Tiktok. Ormai infatti è chiaro il peso che ha avuto e sta ancora avendo nel ridefinire l’intero ecosistema delle piattaforme online. 

Uno dei meriti che vanno assegnati a questo colosso del web è di aver riconosciuto il primato del video rispetto all’immagine anche nei contenuti più semplici da realizzare e condividere. Infatti tale formato rappresentava ancora prima dell’arrivo della piattaforma cinese una crescente parte di ciò che gli utenti ricercavano online, ma che era diventata prerogativa di contenuti molto elaborati. Per esempio Youtube, ancora considerata la piattaforma video based per eccellenza, nel corso degli anni si è trasformata da “broadcast yourself” a “broadcast your company”, ospitando sempre più canali istituzionali.

Intrattenere, non socializzare

Con l’arrivo di Tiktok è stato riportato in auge una tipologia di video estremamente semplice, alla portata di tutti. A distanza di qualche anno possono essere riletti con occhio critico i primi attacchi che gli sono stati sferrati: “Una piattaforma fatta di balletti e lip-sync che chiunque riuscirebbe a realizzare”. Ciò che veniva etichettato come un demerito non era altro che il principale valore che ora ogni social rincorre, per consentire a chiunque di mostrarsi in formato video con estrema semplicità. 

Qui troviamo il grande cambiamento: Tiktok è stato il primo ambiente online a riconoscere l’importanza di trasformare chiunque in un “Intrattenitore per pochi secondi” che, sommati ai contenuti di ogni utente, favorisce una lunga permanenza sulla piattaforma stessa.

Quando un social perde l’aspetto sociale

Da qualche anno stiamo assistendo alla nascita di funzionalità Tiktok-like nelle altre piattaforme, da Youtube con l’implementazione degli Short a Instagram con i suoi Reels. Se l’apertura della prima può sembrare un ritorno alle origini, la seconda palesa un chiaro intento competitivo. Infatti nel 2016 molti erano gli articoli che descrivevano l’esodo dei più giovani da Instagram a Tiktok, storia che sembra ripetersi riguardando all’epoca in cui la prima era meta di destinazione della stessa utenza decisa ad abbandonare Facebook.

Tramite la riconfigurazione della totalità degli ambienti più popolati del web il fenomeno si è espanso, andando a modificare la stessa percezione che gli utenti hanno di queste piattaforme con Il focus che si sposta dalla relazione alla potenziale viralità. 

Nell’ultimo periodo è emerso anche  un movimento di protesta nato “per fare di Instagram di nuovo Instagram”. Gli utenti e gli stessi creator temono che questo drastico avvicinamento alle dinamiche di TikTok stia minando la natura sociale alla base di questa piattaforma. Oltre al predominio del video sull’immagine, la possibilità di essere scoperti tramite l’algoritmo renderebbe le relazioni secondarie, creando un ambiente in cui l’importante è riuscire a entrare nei consigliati. 

BeReal e il cambiamento dei social
Post di protesta via @illumitati

Nuove generazioni tra pubblico, privato e offline

Prima ancora di giungere al fenomeno di BeReal è utile osservare un’altra tendenza sempre più frequente sui social. Soprattutto tra le ultime generazioni sembra evidente come la dicotomia tra sociale e intrattenimento abbia modificato l’uso che questi ultimi fanno delle diverse piattaforme. Molto spesso infatti è possibile trovare nelle descrizioni dei profili online di questi giovani utenti link di rimando ad altre pagine di loro proprietà, spesso rese private. 

In questo modo si cerca di dividere concretamente la sfera pubblica, improntata a costituirsi come oggetto di performance, da quella privata (sui social), in cui vengono valorizzate gli aspetti sociali, riservatezza e una piccola cerchia di relazioni. Risulta interessante quindi come si possa parlare di uno sviluppo di tripartizione tra online pubblico, online privato e offline (non a caso sono sempre più i corsi e le iniziative per vivere esperienze digital detox).

BeReal e la valorizzazione del qui e ora

Il cambiamento che vede mutare i social in spazi di intrattenimento, quasi al pari dei servizi di streaming on demand, ha anche decretato la nascita di nuovi soggetti capaci di occupare il campo lasciato vuoto. È a questo punto che entra in scena BeReal, app francese di condivisione di scatti fotografici nata nel 2020. Se all’inizio dell’anno era salita agli onori della cronaca per la sua rapida ascesa tra le giovanissime generazioni, ora ci ritorna dopo essere diventata l’app più scaricata sul suolo americano, scalzando TikTok dal podio. 

Per comprendere l’importanza di questo evento bisogna chiarire i suoi principali punti di rottura con l’ambiente social mainstream. L’obiettivo di BeReal è esplicitato dal nome stesso: essere reali. La metodologia utilizzata per raggiungere tale scopo si basa su una condivisione dei post rapida e in un preciso momento segnalato dall’app stessa. Inoltre i due scatti che vanno a costituire il contenuto (uno di ciò che si sta facendo e un selfie), non possono essere ritoccati con filtri o caricati dalla galleria, ma prodotti al momento. Altra peculiarità riguarda la possibilità di fruizione dei contenuti postati dagli amici: fin quando non verrà pubblicato il proprio post non sarà possibile vedere quello degli altri.

Il paradigma proposto dall’app sembra avere incontrato grande consenso soprattutto tra gli appartenenti alla Generazione Z e Alpha. Gli utenti nativi dell’era digitale stanno iniziando a mostrarsi insofferenti alla costruzione della realtà perfetta e idealizzata proposta nei classici social. 

Aprendo l’app e osservando la sezione discovery (accessibile solo a patto di rendere visibili i propri post a chiunque) è semplice notare l’assenza di una costruzione artificiosa. 

Tra chi si immortala davanti al pc a studiare, chi a guardare la tv, chi in marcia per dirigersi da qualche parte, ciò che fa di nuovo capolino sullo schermo del telefono è la vita nella sua quotidianità.

BeReal Alessio Conti

BeReal: tra bisogni e nuove prospettive

Alezis Barryat ha fondato BeReal dopo aver lavorato alcuni anni con diversi influencer alla costruzione dei contenuti perfetti per i social. Tramite questa esperienza ha potuto concepito un luogo in cui gli utenti sono esortati a non avere il completo controllo sulla propria immagine, valorizzando l’estemporaneità dei post. Quasi come cogliendo lo Zeitgeist di una generazione, ha elaborato una possibile risposta a una problematica emersa con forza solamente negli ultimi mesi. 

In un periodo storico in cui il social lascia spazio all’intrattenimento, la soluzione di BeReal può essere interpretata come il primo passo verso nuove-passate dinamiche online che riportano in primo piano i legami tra gli utenti. Un ritorno alle piattaforme come proiezione virtuale della propria vita da mostrare e non come luoghi di performance, con il supporto di meccanismi e caratteristiche tecnologiche che mirano in questa direzione.

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