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#WeMakeFuffa

#WeMakeFuffa

Dopo diverse edizioni questo evento, che ogni anno si prefigge sempre grandi propositi, merita davvero un hashtag poco gentile. L’edizione 2024 di We Make Future, ex Web Marketing Festival, sembra aver perso definitivamente un’identità.

Giunto alla sua decima edizione, il We Make Future (ex Web Marketing Festival) quest’anno ha traslocato dalle Fiere di Rimini agli immensi spazi (per lo più vuoti) di BolognaFiere. WeMakeFuture è senz’altro un evento di grande richiamo, che ha saputo evolversi negli anni (dai bei tempi al Palacongressi fino a oggi) ma che evidenzia sempre più fragilità, a partire proprio dagli intenti. Sì, perché dovrebbe essere il luogo in cui “persone e imprese incontrano la tecnologia, il digitale e l’intelligenza artificiale per costruire un futuro migliore” e e nei cui panel si parla di molte tematiche collaterali che spaziano dall’ambientalismo all’inclusione e invece assomiglia più a una fiera dell’elettronica, il che non è di per sé un difetto ma basta capire chi si è e cosa di vuole fare.

La hybris porta con sé i semi della disfatta: difficile infatti sostenere il peso di una promessa quando questa afferma, nientepopodimeno, di “fare il futuro”. Ancora peggio quando questo futuro non tiene minimamente in considerazione il passato e non fa i conti con il presente (e che presente signore e signori!).

Al circoletto ricreativo di paese si perdonerebbe tutto ma non a una fiera/festival che nei propositi vorrebbe intercettare l’intelligentia digitale internazionale rendendo soggetti attivi i partecipanti. Non si può e, aggiungerei, non si deve.

Verso quale futuro?

Un mio amico definisce eventi come questo We make Future delle “bomboniere”. Cosa ce ne facciamo? Ci rimane qualcosa? Cosa realmente apprendiamo e condividiamo in questi contesti? Cosa produce in senso positivo?

Il futuro lo facciamo oggi. Magari selezionando stand gastronomici con meno carne e magari un filo più inclusivi per ha intolleranze alimentari. Ho chiesto personalmente sia al punto informazioni del festival che a quello delle Fiere e le opzioni gluten free erano zero. Nemmeno un biscotto incartato.

Cerchiamo comunque qualcosa di buono perché qualcosa di buono c’è stato ovviamente.

L’esperienza più umana, ma in realtà virtuale

Iniziamo da uno degli appuntamenti del Main Stage meno discussi, ma anche il più difficile da digerire. Emanuele Rossini, Head of Digital di Emergency, e Guido Geminiani, CEO di Impersive, salgono sul palco mentre la sala inizia a svuotarsi. Dopotutto non parleranno di intelligenza artificiale, di sostenibilità ambientale e non sono certo Maccio Capatonda.

Sono lì a chiedere qualche minuto del nostro tempo per dirci quanto siamo diventati poco umani e sempre più distanti. Come? Raccontandoci dello sviluppo di un esperienza in realtà aumentata per immergerci in un salvataggio di migranti nel Mar Mediterraneo. Come un pugno in faccia appena svegli, questo speech ci sprona a chiederci a che punto siamo arrivati se per provare empatia verso situazioni del genere abbiamo bisogno di un visore.

L’intervento, più che a presentare e raccontare lo sviluppo del progetto, è quasi servito da monito all’intero evento bolognese. Anche senza dirlo a parole, dalla voce di Rossini traspariva un messaggio chiaro: “Guarda cosa ci dobbiamo inventare per avere la vostra attenzione”.

Newsletterati a confronto

Tra gli stage aperti al pubblico del Fiera e Mainstaige Ticket, quelli del circuito We Make Future Off si sono proposti come momenti di approfondimento da un’ora ciascuno per indagare vari ambiti del settore digitale.

L’appuntamento dedicato alle Newsletter si è strutturato attraverso un confronto tra 6 creator facenti parte del gruppo “Newsletterati”. Oltre ai vari argomenti trattati, come i metodi di ricerca, le modalità di scrittura (con un piccolo dibattito “IA si o IA no”), gli strumenti utilizzati (substack spopola) e la sostenibilità di questa attività, un aspetto molto rilevante è stato la crescente popolarità di questo canale.

È indubbio infatti come sempre più scrittori, giornalisti e creatori di contenuti si affidino alla newsletter: con una mail puoi raggiungere il tuo intero pubblico quando e dove vuoi, ovviamente a fronte di diversi accorgimenti, primo tra tutti un oggetto accattivante che incentivi i click. L’ansia da open rate infatti è emersa in modo palpabile.

Canale che vai, problemi che trovi. Anche se, nonostante questo fattore, raccontavano di sentirsi soddisfatti per aver trovato la propria dimensione.

Livello segreto e la rete federata

Sempre parte del circuito WMF Off anche questo panel una piacevole sorpresa: un talk dedicato ad una alternativa del mondo social. Nel 2021, Fabio Bortolotti, musicista e creator insieme a Edoardo Elidoro, Tech Lead, creano Livello Segreto, un social autogestito. Viene sviluppato su Mastodon, una piattaforma simile a Twitter ma senza un controllo centralizzato che consente a ogni server di essere indipendente e di interagire con gli altri. Il prodotto dei due speaker diventa così parte del Fediverso, una rete di server interconnessi che ospitano vari social network e applicazioni web che fanno della decentralizzazione la propria bandiera.

Oltre all’importanza del progetto (non fosse altro che per l’uso dei propri dati), anche le motivazioni che hanno spinto Fabio ed Edoardo ad aprire questo spazio mi hanno fatto pensare che qualcosa di buono poteva esserci in questa edizione. Infatti i due si battono contro la tossicità e le diverse problematiche legate al mondo degli algoritmi social. Un battaglia molto in linea con gli scopi di Digital Detox Design che potrebbe aprire la strada a possibili collaborazioni.

Quando l’IA riprogramma organismi

Simone Bianco, ha esplorato l’intersezione tra intelligenza artificiale e biologia sintetica. Ha spiegato come l’IA, con le sue capacità di modellazione predittiva e analisi dei dati, stia trasformando il nostro approccio alla comprensione e all’implementazione delle tecniche di riprogrammazione cellulare.

Bianco ha sollevato la domanda cruciale: possiamo costruire una macchina che parli il linguaggio della natura? È possibile estrarre una cellula cancerogena e tentare di riprogrammarla? Anche dato l’infinito numero di configurazioni possibili, l’IA può davvero comprendere la vita? Può produrre vita?

Ha tenuto a ribadire che l’intelligenza artificiale da sola non basta. Un errore in un’immagine generata da Midjourney può far ridere, ma in una cellula che viene reimpiantata, decisamente meno. Per questo motivo è necessario continuare combinare l’IA con la conoscenza umana. Questa integrazione potrebbe aprire la strada a un nuovo tipo di medicina, ridefinendo i confini della salute umana.

Google e Open AI vs regolamentazioni: uno scontro inesistente

Aspettavo vivamente questo intervento sul Mainstage. Il confronto tra Guido Scorza, membro dell’Italian Data Protection Authority, Brando Benifei, Co-reporter del AI Act al Parlamento Europeo, Peter Fleischer, Senior Privacy Counsel per Google e Emma Redmond Head of Privacy and Data Protection Legal per Open AI era stato venduto come una specie di incontro di wrestling di coppia. I paladini della protezione dei dati in Italia ed unione Europea in un angolo del ring contro i colossi succhia-dati nell’altro

Così non è stato.

A parte qualche incomprensione, forse data dalla discussione in inglese tra tre italiani (presente anche il moderatore Alessandro Masala) e due madrelingua, non ci sono state scintille. Semplicemente ognuno dei presenti era lì per dare il proprio visione sulla questione della protezione dei dati. Da una parte chi ripeteva “i diritti della persona vanno rispettati”, dall’altra “I dati raccolti non sono usati per scopi oscuri” e così avanti per 25 minuti buoni per arrivare a una conclusione da cartone animato: “Unendo gli sforzi possiamo rendere il mondo un posto migliore”. Seguono tarallucci e vino.

La fiducia nell’era Deepfake

Sul palco principale del We Make Future Lama Nachman, Direttrice dell’Intelligent Systems Lab di Intel, ha discusso il potenziale dei deepfake per l’espressione artistica e l’intrattenimento, ma ha anche sottolineato come il loro uso improprio minacci di corrodere la fiducia nella società manipolando l’opinione pubblica.

Un punto cruciale dell’intervento è stato quindi come distinguere contenuti originali da elaborati alterati. La soluzione può essere riassunta in “rispondere al fuoco con il fuoco”. Nachman ha illustrato come sia possibile sviluppare intelligenze artificiali in grado di verificare il PPG (Photoplethysmography) di un’area specifica e analizzarne i segnali per determinare l’autenticità di un video.

Ha anche sottolineato che come esseri umani tendiamo a credere a ciò che vediamo e percepiamo. Iniziare a dubitare della veridicità di ciò che vediamo e sentiamo è tuttavia problematico e può avere implicazioni profonde per la società.

Con l’esplosione dell’IA generativa, sorgono inoltre urgenti domande riguardo alla privacy, al consenso e all’integrità della verità nell’era digitale. Nachman ha ribadito l’importanza di concentrarsi su sistemi di IA responsabili e umani, assicurando che la tecnologia serva ad aumentare il potenziale umano e a promuovere la fiducia piuttosto che minarla.

ChatGPT e il test delle 16 personalità

Già da diverse edizioni sappiamo come funziona questo evento. Devi studiare bene il programma, rintracciare gli argomenti di tuo interesse, conoscere gli speaker e sperare che non ci siano ritardi nell’organizzazione. Se solo una di queste cose manca, di tre giorni si porterà a casa davvero poco. Ma con un po’ di fortuna si può incorrere in uno dei migliori speech del We Make Future, come in questo caso.

L’Open stage tenuto da Enrica Sabatini, Co-founder di Camelot SB, intitolato “L’intelligenza Artificiale ha una personalità?” aveva tutto: premessa, indagine, analisi, sperimentazione, risultati e riflessioni. Partendo da analisi svolte dall’Università di Standford, Sabatini prosegue somministrando alla versione 4 di ChatGPT il test delle 16 personalità. Un’idea semplice (e facilmente riproducibile) che ha condotto a scoperte stimolanti

Per chi non dovesse conoscerlo, questo test, basato sul Myers-Briggs Type Indicator (MBTI), classifica le persone in 16 tipi psicologici grazie a quattro coppie di tratti opposti: Estroversione (E) vs. Introversione (I), Intuizione (N) vs. Sensazione (S), Pensiero (T) vs. Sentimento (F), e Giudizio (J) vs. Percezione (P).

Per riassumere l’elaborata sperimentazione e i suoi risultati, a fronte di diverse prove è stato osservato come l’IA di OpenAI riesca a simulare tutte le personalità caratterizzate dal tratto dell’Intuizione (N), mentre non si può dire altrettanto per quelle fondate sulla Sensazione (S).

Forse prevedibile, dato che quest’ultimo tratto si incentra su fattori come vista, udito e tatto, ma ha comunque apre a diverse riflessioni, anche a fronte della notizia riguardante un’intelligenza artificiale capace di identificare quando viene presa in giro, esempio di capacità metacognitiva.

Per la quantità di stimoli, idee, pensieri e voglia di continuare a indagare l’argomento, questo intervento vince il premio Ghianda d’oro.

Concludiamo con l’elefante nella stanza

Ultimo aspetto riguarda il più grande assente: la pace. Evitare di parlare dei conflitti in corso in diverse aree del mondo non è una dimenticanza in un programma, ma segno di un disinteresse molto grave che denota come le nostre post-democrazie pongano al di fuori del dibattito i temi più rilevanti.

Credo che una certa boria, mista a interessi economici, abbia avuto il sopravvento. Parteciperebbe un’impresa israeliana a una prossima fiera bolognese se si fosse parlato dell’occupazione di Gaza? Quanto sarebbe stato divisivo affrontare il tema armamenti? Eppure i giovani c’erano, c’era un palco e c’erano giornalisti, content creators e strateghi della comunicazione. Allora qualcosa proprio non va e ci stiamo perdendo l’essenziale.

Il tema della pace non è un “di cui”, è il presupposto cardine di ogni altra attività inclusa quella di organizzare festival per parlare di futuro. Davvero non capisco come si possa “fare il futuro” senza prima riflettere sulla pace.

Non so come sarà il futuro ma certo non ci sarà se non saremo un po’ più autentici, un po’ meno asserviti e un po’ più coraggiosi. Se pensiamo che il domani siano droni che giocano a calcetto e tips per collaborare con ChatGPT ignorando la morte di migliaia di persone allora #WeMakeFuffa.

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