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Milano Design Week 2021

A Superstudio Più – Milano Design Week 2021 – Sapiens Design, Pollini Home, NestArt e Stefano Lodesani

Milano Design Week 2021 riparte con un’edizione speciale, per tempistiche e modalità. Ho deciso di non partecipare con Alkemia e Digital Detox Design perché ancora non vi sono le condizioni per realizzare eventi multisensoriali garantendo il rispetto delle normative ma sono felice di vedere i lavori di designer, architetti e imprese di questo progetto continuare a collaborare ed esporre a Superstudio Più, uno dei “must” del Fuorisalone.

Lo studio di product design milanese Sapiens Design, composto da Alessandro Mattia e Gloria Gianatti ha collaborato con Pollini Home e NestArt per realizzare nuovi complementi di arredo, lavabi, tavolini e pouf. Stefano Lodesani Studio ha collaborato nella progettazione dell’allestimento, nello sviluppo di una libreria componibile e nella creazione di un set di sgabelli e coffee table con Nestart.

POLLINI HOME

Pollini Home presenta arredi e oggetti con finiture che rimandano alla bellezza naturale delle pietre italiane, storia di territori e tradizioni tra cui l’affresco a rilievo, la pre-incisione, il Wabi-Sabi e la termoformatura.

Yso è una coppia di tavolini in due versioni: con piano esagonale e tecnica della pre-incisione e con piano circolare in cui la tecnica dell’affresco a rilievo crea superfici tattili dove la luce entra in simbiosi con la materia, impreziosendola. L’impilabilità e la leggerezza della struttura conferiscono ad Yso una forte valenza geometrico-architettonica.

YSO Sapiens Design - Pollini Home Milano Design Week 2021
YSO

La serie di lavabi Ratio, caratterizzata da volumi netti e squadrati, è realizzata attraverso un processo artigianale che incontra l’ingegneria di precisione. Applicando la tecnica dell’affresco a rilievo il lavabo risulta elegante, mentre la tecnica della pre-incisione gli conferisce una valenza geometrica-architettonica.

Civitas è un vaso realizzato con la tecnica del mosaico in stile Wabi-Sabi. Ne derivano tessere dai bordi irregolari che danno vita ad una superficie imprecisa e donano una valenza estetica all’imperfezione.

Un’innovativa tecnica di lavorazione è applicata al piatto doccia in gres porcellanato termoformato, che favorisce il deflusso dell’acqua con pendenza senza fughe. Una soluzione elegante per integrare totalmente la doccia nell’ambiente.

NESTART

Nestart la startup innovativa di Rolo che coniuga arte e nesting a partire dalla sostenibilità.

Per il Fuorisalone 2021 NestArt ha collaborato con Sapiens Design e con Stefano Lodesani Studio realizzando quattro collezioni, con il finishing di APDesigns. 

L’appendiabiti PAN e il set di tavoli con pouf CONTINUUM riscoprono insieme a Sapiens Design la tridimensionalità a partire dalla lastra d’acciaio, creando una serie di prodotti dalla valenza scultorea, che dialogano con luce e ambiente.

PAN – Fotografie: Davide Bartolai

Pan è una coppia di appendiabiti di altezze diverse realizzata completamente in acciaio recuperato. I componenti sono ricavati dalla progettazione e ottimizzazione dello scarto proveniente dai processi industriali del taglio laser dell’acciaio.

A partire da una lastra bidimensionale, la lavorazione ha permesso di ottenere un aspetto tridimensionale e un volume sfaccettato dalla valenza scultorea che dialoga con luce e ambiente.

“Pan”, divinità delle selve, si ispira alla natura, ai grandi coralli e alle trame di arbusti. La sua valenza organica va oltre la forza del metallo e la reinterpreta attraverso forme innovative.

La collezione Continuum comprende due tavolini e un pouf. Il processo di lavorazione dell’acciaio ha permesso di piegare la lastra su se stessa, perpetuando un’idea di circolarità e continuità, destinata a ridare vita allo scarto. “Continuum” si ispira dunque alla continuità della materia e all’eterno ritorno della filosofia dell’economia circolare.

CONTINUUM – Fotografie: Davide Bartolai

Con Stefano Lodesani Studio ha prodotto ODE, un sistema di libreria componibile, e ZENO, una famiglia di sedute con coffee table. Le due collezioni indagano la semplicità delle forme nate dalla ricerca delle potenzialità dell’acciaio per creare nuovi volumi di forte identità. Anche in questo caso gli arredi sono eco-sostenibili e personalizzabili in base alle esigenze di colore e finiture.

ODE – libreria componibile

Milano Design Week riparte con tanta voglia di creare oggetti belli, sostenibili e di carattere grazie anche alla collaborazione tra imprese e designer che con coraggio non smettono di progettare con uno sguardo innovativo e attento. Da Bologna Design Week a Praga, passando attraverso un periodo non certo semplice, i protagonisti di Alkemia continuano a stupire e a inventare!

ZENO – Sedute e Coffee table

A Superstudio Più le nuove creazioni di Sapiens Design, Pollini Home, NestArt e Stefano Lodesani hanno creato grande interesse per la loro unicità e l’eleganza associata a materiali resistenti e di pregio. E tu? Cosa ne pensi?

Contro un’idea di Nuova normalità

In piena fase pandemica si parla sempre più di New Normality, di una presunta nuova normalità che dovrebbe regolare la vita sociale facendo proprio uno stato di eccezione come regola per ripensare i modi di relazionarci, lavorare, spostarci e vivere. Per fare passare queste idee, i dispositivi di potere si stanno affinando e il digitale in tutto questo gioca un ruolo importante.


Nuova normalità? Cosa si intende con questo termine? Fondamentalmente con l’avvento del Covid, esempio perfetto di cigno nero, abbiamo rimesso in discussione il nostro modo di lavorare, di socializzare, di fruire degli spazi pubblici, di vivere accettando, in nome della prevenzione, tutta una serie di limitazioni (talora sensate altre volte opinabili) e ci si chiede quanto di tutto questo resterà anche dopo questo virus.

In questi mesi abbiamo letto e visto di tutto. Ci siamo resi conto della fragilità del sistema economico, del settore sanitario, della democrazia. Abbiamo imparato a usare Zoom, Meet, Cisco Webex, Microsoft Teams, cartelle condivise su Drive. Abbiamo seguito webinar, chiuso Università e teatri, visto cancellare tutte le grandi manifestazioni, le fiere di settore, i negozi.

Abbiamo acquistato online anche beni consumabili e alimentari, ci siamo strafatti di serie tv e abbiamo smesso di muoverci con conseguenze immediatamente visibili sul nostro corpo e la nostra mente e altre che vedremo nel tempo.

Lo smart working, spesso arrabattato e non organizzato, è divenuto la regola. Il ripostiglio si è trasformato in ufficio, gli aperitivi solo online per il compleanno del nostro caro amico e, mi raccomando, tutti a casa alle 22.

Il tema è estremamente complesso ma, da marketer e da consulente in comunicazione digitale, vorrei portare qualche elemento di riflessione dopo quelli esposti qualche mese fa in merito a questa sedicente, e per alcuni seducente, nuova normalità che, a mio avviso, non è affatto normale ma vuol essere normalizzante e normativa delle nostre vite, anche biologiche, e dei nostri schemi mentali sempre meno in grado di capire e interpretare il mondo.

Scrive Franco Berardi Bifo in “Dopo la democrazia?” (Apogeo 2006, p.76) “Il fatto è che le tecnologie di comunicazione hanno sconvolto il contesto antropologico del pensiero critico e sospeso i paradigmi fondamentali dell’umanesimo moderno. È Marshall McLuhan che negli anni Sessanta interrompe l’illusione critico-umanistica di poter ricondurre le tecnologie di comunicazione sotto il governo razionale e progressista della democrazia, del diritto e della logica.” Un essere tecnico, inorganico…. si infiltra nella sfera dell’organismo biologico e sociale, e comincia a prenderne le redini…Quando alla tecnologia alfabetica succede quella elettronica… il pensiero mitico tende a prevalere sulle forme del pensiero logico-critico“. Configurazione mitologiche, identitarie e prive di possibilità dialettica, divengono la nuova normalità. Ecco cosa intendo io con questo termine: non la progressiva adozione di strumenti digitali per il lavoro o l’uso di gel sanificante nei bagni, ma una vera e propria trasformazione, o involuzione, del modo stesso di pensare e ragionare.

Ecco allora che ai Parlamenti si sostituiscono Direttivi, alle leggi DPCM, alle forme di socialità i loculi mediatici, per usare l’azzeccata definizione di un amico e collega, in cui siamo reclusi nelle nostre stanze virtuali, distanziati socialmente oltre che fisicamente. La sensualità è esclusa, i corpi organici divengono meri supporti per le attività cognitive.

Iperstimolati da un flusso continuo di informazioni non abbiamo tempo di riflettere, di ascoltare davvero, di cogliere sottotesti, di strutturare le nostre idee. La tempesta di merda (shit-storms) diviene l’arma perfetta. (Da Il secondo avvento – Franco Berardi Bifo – DeriveApprodi, 2018)

Perché parlo di tutto questo?

Perché il digitale svolge un ruolo fondamentale nella moltiplicazione parossistica di informazioni. In questo contesto è necessaria una cultura digitale che ci aiuti non solo a salvare imprese e mercati, ma anche e soprattutto a pensare agli strumenti che utilizziamo per farne un buon uso.

Cosa c’è di normale quindi nella nuova normalità?
Assolutamente nulla.

Dobbiamo pensare in modo nuovo ma non acritico. Ben venga la simultaneità dell’immagine ma che questa non ci porti ad accettare in modo assoluto le nuove forme di vita e di potere che subdolamente si instillano nelle nostre coscienze, nei nostri “Io”. Altrimenti tenderemo ad accettare di tutto in nome della pace e della salute.

“Anche se, com’è fin troppo evidente, si tratterà di un’epoca di servitù e di sacrifici, in cui tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta dovrà subire mortificazioni e restrizioni, essi vi si sottopongono di buon grado, perché credono stolidamente di aver trovato in questo modo per la loro vita quel senso che avevano senza avvedersene smarrito nella pace.
È possibile, tuttavia, che la guerra al virus, che sembrava un dispositivo ideale, che i governi possono dosare e orientare secondo le proprie esigenze ben più facilmente di una vera guerra, finisca, come ogni guerra, col sfuggire loro di mano. E, forse, a quel punto, se non sarà troppo tardi, gli uomini cercheranno nuovamente quella ingovernabile pace che hanno così incautamente abbandonato.”

Giorgio Agamben – Quodlibet

La pandemia nell’era digitale

9 marzo 2020: inizia il lockdown in Italia. Da allora il tempo che abbiamo trascorso su pc e cellulari si è dilatato provocando diverse reazioni. In questo articolo, senza velleità di completezza o di illuminazione, propongo alcuni pensieri sparsi per prossime e future riflessioni.

Alcune sere prima a Reggio Emilia, come in altre zone rosse, era già scattata la chiusura (mi pare fosse la sera del 7). Ricordo quel momento in cui improvvisamente, in una pausa tra un primo e secondo tempo di un film ci ritrovammo prigionieri in casa. Ero sul divano con il mio compagno. Mi voltai. Eravamo scioccati: i nostri sguardi di colpo erano mutati. Era cominciata la prima pandemia nell’era digitale.

Sono passati diversi mesi da quel momento e abbiamo tutti vissuto mille emozioni e pensieri contrastanti, tra timori, appelli alla responsabilità, misure talvolta discutibili, proclami, decreti, fasi 1-2-3, notizie contraddittorie, slanci emozionali, crisi economica, interminabili video chiamate, conteggio dei morti, numeri impazziti, neo-ecologisti, smart working forzato, teorie complottiste, opinioni di virologi, maghi e tuttologi.

Anche io come tutti noi ho avuto modo di leggere, documentarmi e ripensare alla mia vita, alla società, alla politica. Nel fare questo sono state di grande aiuto alcuni studi di filosofi del passato e del presente, i corsi all’Università e le conversazioni con amici medici e ricercatori.

Voglio qui condividere alcune riflessioni in relazione al ruolo del digitale nell’epoca della pandemia del nuovo coronavirus. Chiaramente non mi pongo l’obiettivo di spiegare o interpretare in modo sistematico cosa stia accadendo né tantomeno di tracciare un possibile percorso di uscita. Lo scopo di questo post è solo quello di porre attenzione su alcuni temi che mi auspico possano essere utili al fine di un dibattito sull’uso del digitale all’interno di contesti di crisi.

Papa Francesco celebra la Via Crucis in una piazza San Pietro deserta.
10 aprile 2020 (AP Photo/Andrew Medichini, Pool) – Da https://www.ilpost.it/

Uomini senza gregge

In quanto esseri umani necessitiamo del gruppo. Senza gregge moriamo. Milioni di anni di evoluzione ci hanno portato a sviluppare anche a livello biologico e organico una serie di capacità assolutamente necessarie alla nostra sopravvivenza. Dall’apparato fonatorio alla struttura celebrale, dai muscoli facciali alla capacità di gesticolare tutto è “pensato” per un animale incapace di vivere altrimenti. Siamo talmente umani che se privati di contatti deperiamo fisicamente e psichicamente. Da bambini non possiamo fare a meno degli altri e anche in età adulta, tranne rarissimi casi che possiamo confinare quali eccezioni, non ci è pensabile a un’auto-sufficenza economica, emotiva, psicologica. Solo bestie e Dei possono vivere fuori da una comunità secondo Aristotele. Eppure in caso di epidemie come quella che stiamo vivendo questo principio entra in conflitto con la necessità di arginare la diffusione del virus. Per una volta essere tutti insieme potrebbe risultare uno svantaggio più che un vantaggio. Come possiamo risolvere questa contraddizione?

Oriente-Occidente: un cambio di paradigma?

Una malattia arrivata dall’Oriente e che nell’Oriente ha trovato le soluzioni poi applicate a tutto il mondo. La cultura occidentale ha perso il suo primato nell’offrire risposte comuni. Migliaia di anni di cultura liberale sembrano dissolti lasciando residui in piccoli gruppi che, tuttavia, non riescono a fare breccia nell’opinione pubblica, in parte per il terrore generalizzato e globale, in parte a causa delle fallacie intrinseche a certe improbabili argomentazioni. Insieme all’accettazione di misure eccezionali per i nostri sistemi di valore, stiamo facendo nostra anche un’estetica del distanziamento e dell’urbanizzazione tipica del sol levante. La pandemia nell’era digitale ha trovato nella Cina e nell’Estremo Oriente un modello di riferimento universale. Mascherine, biciclette, monopattini e modi stessi della relazione stanno mutando il nostro modo di guardare il mondo ogni giorno, non senza conflitti e paradossi, ma in modo a mio avviso molto rapido.

Pandemia nell’era digitale: un mondo a tutto schermo?

Il digitale ha rappresentato la condizione di necessità per realizzare un lock down come lo abbiamo conosciuto. Senza tecnologie che permettono di comunicare, lavorare, offrire servizi di ogni genere, non sarebbe infatti stato possibile chiudere in casa per due mesi milioni di persone. Tra VPN, smart working, e-commerce, Skype, Zoom e Whatsapp questi mesi sono trascorsi per molti di noi davanti a uno schermo e non ci è voluto molto per accorgerci delle potenzialità e dei limiti di una comunicazione mediata. Già il fatto di non guardarci negli occhi (per vedere l’interlocutore siamo costretti a fissare il monitor) provoca un senso di forte straniamento. Mancano poi tutti quegli elementi extra-verbali fortemente informativi. Le difficoltà di interpretare parole e gesti si sovrapponevano a quelle di connessioni a volte instabili. Distrazioni continue tra notifiche e aggiornamenti hanno reso spesso un inferno certe riunioni e anche i party on line si sono presto rivelati per ciò che erano: tristi feticci di socialità.

Diritto al digitale / Diritto all’analogico

Ci penserà poi il computer. Così si intitolava un album de “I Nomadi” che girava per casa quando ero bambino. E davvero i computer ormai pensano per noi. Algoritmi sempre più complessi possono predire e orientare le nostre scelte, Google Lens permette di riconoscere oggetti e di acquistarli senza nemmeno sapere cosa siano, addirittura, come spiegava qualche giorno fa Riccardo Luna su Repubblica, di risolvere equazioni e problemi matematici. Tra un po’ si prenderanno anche la Settimana enigmistica e addio parole crociate.

In questo mondo digitalizzato, sempre più frammentario e sempre più uguale in ogni luogo al contempo, il tempo muta il suo senso. Tutto è sempre disponibile e destinato all’oblio, sopraffatto dall’ennesima novità, da un’ulteriore upgrade.

Come affermavo poc’anzi senza un supporto tecnologico tanto pervasivo e potente non sarebbe stato possibile realizzare il più grande esperimento di massa della storia. Dico questo senza alcuna vena polemica. Prendo atto semplicemente di vivere una situazione inedita. Non che siano mancate pestilenze ed epidemie di ogni genere ma le condizioni storico-sociali, tecnologiche, lo stato di avanzamento della ricerca medica, il contesto politico erano totalmente diversi.

Oggi possiamo fare tutto, o quasi, on line. Il punto per me è quindi quello di capire quanto questa sia data come possibilità o come obbligo. Il diritto, sacrosanto, a una società “smart” non dovrebbe mutarsi nella dittatura del digitale. La pandemia nell’era digitale rischia infatti di travolgere milioni di persone, per indole, età, confidenza con il pc, formazione o per scelta sono tagliate fuori da una storia che pare inevitabile ma che invece è tutta ancora da scrivere.