Category

Digital World

La pandemia nell’era digitale

9 marzo 2020: inizia il lockdown in Italia. Da allora il tempo che abbiamo trascorso su pc e cellulari si è dilatato provocando diverse reazioni. In questo articolo, senza velleità di completezza o di illuminazione, propongo alcuni pensieri sparsi per prossime e future riflessioni.

Alcune sere prima a Reggio Emilia, come in altre zone rosse, era già scattata la chiusura (mi pare fosse la sera del 7). Ricordo quel momento in cui improvvisamente, in una pausa tra un primo e secondo tempo di un film ci ritrovammo prigionieri in casa. Ero sul divano con il mio compagno. Mi voltai. Eravamo scioccati: i nostri sguardi di colpo erano mutati. Era cominciata la prima pandemia nell’era digitale.

Sono passati diversi mesi da quel momento e abbiamo tutti vissuto mille emozioni e pensieri contrastanti, tra timori, appelli alla responsabilità, misure talvolta discutibili, proclami, decreti, fasi 1-2-3, notizie contraddittorie, slanci emozionali, crisi economica, interminabili video chiamate, conteggio dei morti, numeri impazziti, neo-ecologisti, smart working forzato, teorie complottiste, opinioni di virologi, maghi e tuttologi.

Anche io come tutti noi ho avuto modo di leggere, documentarmi e ripensare alla mia vita, alla società, alla politica. Nel fare questo sono state di grande aiuto alcuni studi di filosofi del passato e del presente, i corsi all’Università e le conversazioni con amici medici e ricercatori.

Voglio qui condividere alcune riflessioni in relazione al ruolo del digitale nell’epoca della pandemia del nuovo coronavirus. Chiaramente non mi pongo l’obiettivo di spiegare o interpretare in modo sistematico cosa stia accadendo né tantomeno di tracciare un possibile percorso di uscita. Lo scopo di questo post è solo quello di porre attenzione su alcuni temi che mi auspico possano essere utili al fine di un dibattito sull’uso del digitale all’interno di contesti di crisi.

Papa Francesco celebra la Via Crucis in una piazza San Pietro deserta.
10 aprile 2020 (AP Photo/Andrew Medichini, Pool) – Da https://www.ilpost.it/

Uomini senza gregge

In quanto esseri umani necessitiamo del gruppo. Senza gregge moriamo. Milioni di anni di evoluzione ci hanno portato a sviluppare anche a livello biologico e organico una serie di capacità assolutamente necessarie alla nostra sopravvivenza. Dall’apparato fonatorio alla struttura celebrale, dai muscoli facciali alla capacità di gesticolare tutto è “pensato” per un animale incapace di vivere altrimenti. Siamo talmente umani che se privati di contatti deperiamo fisicamente e psichicamente. Da bambini non possiamo fare a meno degli altri e anche in età adulta, tranne rarissimi casi che possiamo confinare quali eccezioni, non ci è pensabile a un’auto-sufficenza economica, emotiva, psicologica. Solo bestie e Dei possono vivere fuori da una comunità secondo Aristotele. Eppure in caso di epidemie come quella che stiamo vivendo questo principio entra in conflitto con la necessità di arginare la diffusione del virus. Per una volta essere tutti insieme potrebbe risultare uno svantaggio più che un vantaggio. Come possiamo risolvere questa contraddizione?

Oriente-Occidente: un cambio di paradigma?

Una malattia arrivata dall’Oriente e che nell’Oriente ha trovato le soluzioni poi applicate a tutto il mondo. La cultura occidentale ha perso il suo primato nell’offrire risposte comuni. Migliaia di anni di cultura liberale sembrano dissolti lasciando residui in piccoli gruppi che, tuttavia, non riescono a fare breccia nell’opinione pubblica, in parte per il terrore generalizzato e globale, in parte a causa delle fallacie intrinseche a certe improbabili argomentazioni. Insieme all’accettazione di misure eccezionali per i nostri sistemi di valore, stiamo facendo nostra anche un’estetica del distanziamento e dell’urbanizzazione tipica del sol levante. La pandemia nell’era digitale ha trovato nella Cina e nell’Estremo Oriente un modello di riferimento universale. Mascherine, biciclette, monopattini e modi stessi della relazione stanno mutando il nostro modo di guardare il mondo ogni giorno, non senza conflitti e paradossi, ma in modo a mio avviso molto rapido.

Pandemia nell’era digitale: un mondo a tutto schermo?

Il digitale ha rappresentato la condizione di necessità per realizzare un lock down come lo abbiamo conosciuto. Senza tecnologie che permettono di comunicare, lavorare, offrire servizi di ogni genere, non sarebbe infatti stato possibile chiudere in casa per due mesi milioni di persone. Tra VPN, smart working, e-commerce, Skype, Zoom e Whatsapp questi mesi sono trascorsi per molti di noi davanti a uno schermo e non ci è voluto molto per accorgerci delle potenzialità e dei limiti di una comunicazione mediata. Già il fatto di non guardarci negli occhi (per vedere l’interlocutore siamo costretti a fissare il monitor) provoca un senso di forte straniamento. Mancano poi tutti quegli elementi extra-verbali fortemente informativi. Le difficoltà di interpretare parole e gesti si sovrapponevano a quelle di connessioni a volte instabili. Distrazioni continue tra notifiche e aggiornamenti hanno reso spesso un inferno certe riunioni e anche i party on line si sono presto rivelati per ciò che erano: tristi feticci di socialità.

Diritto al digitale / Diritto all’analogico

Ci penserà poi il computer. Così si intitolava un album de “I Nomadi” che girava per casa quando ero bambino. E davvero i computer ormai pensano per noi. Algoritmi sempre più complessi possono predire e orientare le nostre scelte, Google Lens permette di riconoscere oggetti e di acquistarli senza nemmeno sapere cosa siano, addirittura, come spiegava qualche giorno fa Riccardo Luna su Repubblica, di risolvere equazioni e problemi matematici. Tra un po’ si prenderanno anche la Settimana enigmistica e addio parole crociate.

In questo mondo digitalizzato, sempre più frammentario e sempre più uguale in ogni luogo al contempo, il tempo muta il suo senso. Tutto è sempre disponibile e destinato all’oblio, sopraffatto dall’ennesima novità, da un’ulteriore upgrade.

Come affermavo poc’anzi senza un supporto tecnologico tanto pervasivo e potente non sarebbe stato possibile realizzare il più grande esperimento di massa della storia. Dico questo senza alcuna vena polemica. Prendo atto semplicemente di vivere una situazione inedita. Non che siano mancate pestilenze ed epidemie di ogni genere ma le condizioni storico-sociali, tecnologiche, lo stato di avanzamento della ricerca medica, il contesto politico erano totalmente diversi.

Oggi possiamo fare tutto, o quasi, on line. Il punto per me è quindi quello di capire quanto questa sia data come possibilità o come obbligo. Il diritto, sacrosanto, a una società “smart” non dovrebbe mutarsi nella dittatura del digitale. La pandemia nell’era digitale rischia infatti di travolgere milioni di persone, per indole, età, confidenza con il pc, formazione o per scelta sono tagliate fuori da una storia che pare inevitabile ma che invece è tutta ancora da scrivere.

BENESSERE DIGITALE: UN DUMBPHONE PER AMICO

Digital Detox e benessere digitale. Punkt-MP02-feature-phone_detox

LI CHIAMANO FEATURE PHONE, ESSENTIAL PHONE O DUMB PHONE. SONO TELEFONINI CHE NON IMPLEMENTANO FUNZIONALITÀ “SMART”. E C’È ANCHE CHI HA SVILUPPATO APP PER UN USO PIÙ CONSAPEVOLE DEI NOSTRI DISPOSITIVI, COME SPECIAL PROJECTS DI LONDRA. PER TUTTI COLORO CHE DESIDERANO UN RAPPORTO PIÙ EQUILIBRATO CON LA TECNOLOGIA ECCO UN BREVE ARTICOLO CHE POTREBBE FARVI CAMBIARE IL VOSTRO RAPPORTO CON IL CELLULARE E MIGLIORARE IL VOSTRO BENESSERE DIGITALE.

Ricordate i tempi del Nokia 3310? Cercate un nuovo benessere digitale? Siete nostalgici della carica che durava una settimana o semplicemente desiderate qualche momento di pausa in più senza essere subissati di notifiche, aggiornamenti e news in tempo reale? Forse un ritorno all’essenziale è quello che fa per voi. Ecco alcune proposte di dumbphone, e non solo, che possono aiutarvi!

PUNKT – MP02

Partiamo da un telefono dal design accurato che non rinuncia integralmente alla connettività ad internet. Si tratta del PUNKT MP02, un telefono dal design robusto, minimale e accattivante che può fungere da modem con connettività 4G/LTE per device secondari via WiFi/Bluetooth/USB.

È comodo da maneggiare e da usare, e ha una qualità audio e durata della batteria eccellenti: un telefono che funziona come telefono, con un design ultramoderno e un’interfaccia elegante ed efficiente.

Petter Neby, fondatore di Punkt.
The Light Phone 2

Un’altra proposta di telefono, sempre di fascia alta, che opera come strumento di comunicazione e lavoro e non come elemento di distrazione ci è offerta da The light phone, ora in prevendita nella sua seconda edizione. Con uno schermo simile a un e-book reader permette di telefonare, inviare SMS senza affaticare la vista o essere disturbati dai feed dei Social Network. Anche in questo caso il benessere digitale passa attraverso una UX facile e non invasiva.

Benessere digitale - Nokia-105-Dual-SIM-2017

Dumbphone decisamente più economici dei precedenti sono i modelli Nokia che ripropongono le forme del passato. Oltre alla riedizione del 3310 quest’anno il brand svedese ha lanciato sul mercato il 105. Super economico, compatto e dual-sim.

Infine per chi invece non intende acquistare un nuovo smartphone ma solo trovare modi più consapevoli di usarlo e di curare il proprio benessere digitale la risposta può arrivare paradossalmente proprio dalle app! Google Creative Lab ha recentemente rilasciato una piattaforma in cui raccoglie idee e progetti provenienti da diversi studi di progettazione e Interaction e UX design proprio nell’ottica di depurarci da un uso smodato del telefonino.

Google Digital Wellbeing Experiments

Tra questi anche “Paper phone”creato da Special Projects. Paper Phone è un’app che ti consente di selezionare le cose che ritieni importanti per te quel giorno. In genere questo significa contatti, calendari, mappe, biglietti, elenchi di attività e condizioni meteorologiche. L’app recupera queste informazioni e le dispone su uno o entrambi i lati di un foglio A4. Quindi si tratta semplicemente di stampare su una stampante vicina e piegarla in un piccolo opuscolo.

Paper Phone – Special Projects

Un progetto attento anche all’impatto ambientale. La stampa di un foglio A4 ogni singolo giorno infatti produce circa 10 g di CO2 in un anno. Al contrario, l’utilizzo di un dispositivo mobile per un’ora al giorno produce 1,25 tonnellate di CO2 alla fine dell’anno, tenendo conto dei requisiti energetici delle infrastrutture di rete e server.

Paper Phone è un’applicazione Android open source sperimentale che è disponibile per provare subito, tutto il codice è disponibile su Github per far giocare le persone e, si spera, adattarsi ed evolversi.

Finisce qui questo articolo ma certo non terminano le riflessioni in merito all’uso (e all’abuso) dello smartphone nelle nostre vite che sto inoltre portando avanti con il team di Digital Detox Design. Se vuoi approfondire e scambiare idee scrivimi alla mia mail o sui miei canali social. Buon Digital Detox!

CULTURE IS FUTURE

CULTURE IS FUTURE TEDX REGGIO EMILIA

TEDxReggioEmilia torna con un evento dedicato al sapere, al futuro della cultura, alla cultura del futuro. Sabato 6 Aprile 2019 – Teatro Cavallerizza

Ma c’è un capitale che una volta acquisito nessuno può portarci via: la cultura.Nella società complesse i capitali sembrano fluttuare in modi difficilmente comprensibili.

Mentre i beni materiali si esauriscono con il loro utilizzo, le idee non terminano con esso. Anzi proprio in tal modo si diffondono, si moltiplicano apportando ricchezza e creando valore. E potremmo aggiungere che così come la condivisione di un bene materiale implica un impoverimento da parte di chi se lo spartisce, la condivisione del sapere è anzi premessa di innovazione e benessere per tutti.  

Si tratta di un capitale speciale che porta a effetti permanenti. C’è chi diceva che ci sono due modi di fare rivoluzioni: con le armi o con i libri. Ma mentre nel primo caso si approda a un risultato provvisorio (il nemico in futuro potrebbe essere più armato di noi o distruggere i nostri armamenti) nel secondo non v’è possibilità di sconfitta: nessuno infatti può derubarci di ciò che conosciamo.

Eppure proprio nel momento in cui le tecnologie democratizzano l’accesso all’informazione nel giro di pochi anni si è passati da una visione utopica di avanzamento e progresso mondiale, a scenari quanto mai distopici, in cui non c’è spazio per l’approfondimento e la ricerca, in cui forze irrazionali e slogan paiono prendere il sopravvento e determinare scelte personali e politiche.

Culture is Future

La cultura, ciò che ci rende umani per definizione, pare essere accantonata. L’intellettuale è una figura ormai relegata al passato, derisa e osteggiata. Sommersi da una marea incessante di notifiche, la difficoltà a concentrarci nell’ascolto o nella lettura di un libro è quanto mai diffusa e con essa rischiamo di perdere la capacità di riflettere e di interrogarci con strumenti cognitivi appropriati.

In questo sovraccarico informativo occorre chiederci di nuovo cosa sia realmente fondante, cosa sia la cultura, che ruolo debba avere nella politica, la scienza, l’economia per capire il valore di questo capitale e cosa può offrire per evolverci e per uscire dalla crisi: culture prese a prestito, idee che producono profitti, libri come motori dell’economia.

Ben al di là di un’immagine utilitaristica dell’homo oeconomicus, è tempo per ripensare a noi stessi a un altro livello perché stiamo forse perdendo qualcosa, qualcosa che ha a che vedere con la nostra stessa sopravvivenza in quanto specie, con il nostro essere.

Ripartire dalla cultura significa dare impulso all’evoluzione umana e per farlo abbiamo deciso di partire da un luogo che tutti abbiamo frequentato: la biblioteca. Da questo spazio libero in cui tutti hanno gli stessi, vero e proprio laboratorio di democrazia reale e di conoscenza in cui apprendere e socializzare, prende le mosse il nostro viaggio verso la creazione di nuovo capitale culturale. 

Culture is Future si propone, grazie agli interventi si scrittori, ricercatori e liberi pensatori di ispirare una nuova consapevolezza dell’importanze della cultura nel percorso individuale e sociale di ognuno di noi.

Maggiori informazioni: www.tedxreggioemilia.com