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Alessio Conti

Milano Design Week 2021

A Superstudio Più – Milano Design Week 2021 – Sapiens Design, Pollini Home, NestArt e Stefano Lodesani

Milano Design Week 2021 riparte con un’edizione speciale, per tempistiche e modalità. Ho deciso di non partecipare con Alkemia e Digital Detox Design perché ancora non vi sono le condizioni per realizzare eventi multisensoriali garantendo il rispetto delle normative ma sono felice di vedere i lavori di designer, architetti e imprese di questo progetto continuare a collaborare ed esporre a Superstudio Più, uno dei “must” del Fuorisalone.

Lo studio di product design milanese Sapiens Design, composto da Alessandro Mattia e Gloria Gianatti ha collaborato con Pollini Home e NestArt per realizzare nuovi complementi di arredo, lavabi, tavolini e pouf. Stefano Lodesani Studio ha collaborato nella progettazione dell’allestimento, nello sviluppo di una libreria componibile e nella creazione di un set di sgabelli e coffee table con Nestart.

POLLINI HOME

Pollini Home presenta arredi e oggetti con finiture che rimandano alla bellezza naturale delle pietre italiane, storia di territori e tradizioni tra cui l’affresco a rilievo, la pre-incisione, il Wabi-Sabi e la termoformatura.

Yso è una coppia di tavolini in due versioni: con piano esagonale e tecnica della pre-incisione e con piano circolare in cui la tecnica dell’affresco a rilievo crea superfici tattili dove la luce entra in simbiosi con la materia, impreziosendola. L’impilabilità e la leggerezza della struttura conferiscono ad Yso una forte valenza geometrico-architettonica.

YSO Sapiens Design - Pollini Home Milano Design Week 2021
YSO

La serie di lavabi Ratio, caratterizzata da volumi netti e squadrati, è realizzata attraverso un processo artigianale che incontra l’ingegneria di precisione. Applicando la tecnica dell’affresco a rilievo il lavabo risulta elegante, mentre la tecnica della pre-incisione gli conferisce una valenza geometrica-architettonica.

Civitas è un vaso realizzato con la tecnica del mosaico in stile Wabi-Sabi. Ne derivano tessere dai bordi irregolari che danno vita ad una superficie imprecisa e donano una valenza estetica all’imperfezione.

Un’innovativa tecnica di lavorazione è applicata al piatto doccia in gres porcellanato termoformato, che favorisce il deflusso dell’acqua con pendenza senza fughe. Una soluzione elegante per integrare totalmente la doccia nell’ambiente.

NESTART

Nestart la startup innovativa di Rolo che coniuga arte e nesting a partire dalla sostenibilità.

Per il Fuorisalone 2021 NestArt ha collaborato con Sapiens Design e con Stefano Lodesani Studio realizzando quattro collezioni, con il finishing di APDesigns. 

L’appendiabiti PAN e il set di tavoli con pouf CONTINUUM riscoprono insieme a Sapiens Design la tridimensionalità a partire dalla lastra d’acciaio, creando una serie di prodotti dalla valenza scultorea, che dialogano con luce e ambiente.

PAN – Fotografie: Davide Bartolai

Pan è una coppia di appendiabiti di altezze diverse realizzata completamente in acciaio recuperato. I componenti sono ricavati dalla progettazione e ottimizzazione dello scarto proveniente dai processi industriali del taglio laser dell’acciaio.

A partire da una lastra bidimensionale, la lavorazione ha permesso di ottenere un aspetto tridimensionale e un volume sfaccettato dalla valenza scultorea che dialoga con luce e ambiente.

“Pan”, divinità delle selve, si ispira alla natura, ai grandi coralli e alle trame di arbusti. La sua valenza organica va oltre la forza del metallo e la reinterpreta attraverso forme innovative.

La collezione Continuum comprende due tavolini e un pouf. Il processo di lavorazione dell’acciaio ha permesso di piegare la lastra su se stessa, perpetuando un’idea di circolarità e continuità, destinata a ridare vita allo scarto. “Continuum” si ispira dunque alla continuità della materia e all’eterno ritorno della filosofia dell’economia circolare.

CONTINUUM – Fotografie: Davide Bartolai

Con Stefano Lodesani Studio ha prodotto ODE, un sistema di libreria componibile, e ZENO, una famiglia di sedute con coffee table. Le due collezioni indagano la semplicità delle forme nate dalla ricerca delle potenzialità dell’acciaio per creare nuovi volumi di forte identità. Anche in questo caso gli arredi sono eco-sostenibili e personalizzabili in base alle esigenze di colore e finiture.

ODE – libreria componibile

Milano Design Week riparte con tanta voglia di creare oggetti belli, sostenibili e di carattere grazie anche alla collaborazione tra imprese e designer che con coraggio non smettono di progettare con uno sguardo innovativo e attento. Da Bologna Design Week a Praga, passando attraverso un periodo non certo semplice, i protagonisti di Alkemia continuano a stupire e a inventare!

ZENO – Sedute e Coffee table

A Superstudio Più le nuove creazioni di Sapiens Design, Pollini Home, NestArt e Stefano Lodesani hanno creato grande interesse per la loro unicità e l’eleganza associata a materiali resistenti e di pregio. E tu? Cosa ne pensi?

Dall’età dell’intelletto all’età della demenza?

Nell’età dell’intelletto è il pensiero critico, attraverso la scrittura, a stabilire le regole del gioco, a creare forme di potere, di sapere e di socialità. Con le tecnologie digitali e la diffusione un nuovo modello di comunicazione si sta imponendo. Cosa accade quando alla sequenzialità della scrittura succede la simultaneità dell’immagine?


Da almeno cinquant’anni il dibattito in merito al rapporto tra uomo e computer è divenuto di dominio pubblico. La fantascienza ci ha mostrato futuri meccanizzati in cui faremo l’amore con le macchine come nel celebre film di Woody Allen e altri in cui i robot domineranno il pianeta. Mentre immaginavamo un futuro ce ne siamo trovati un altro.


“Non c’è più il futuro di una volta!”

Il nostro è un futuro presente con cui dobbiamo fare i conti, soprattutto se lavoriamo nell’ambito della comunicazione. Condivido a tal fine alcune riflessioni in libertà su certi aspetti del rapporto tra mente e macchina che producono effetti non trascurabili.

Ai tempi di Diderot

Facciamo un passo indietro, all’epoca dei lumi. Potremmo in realtà cercare molto più addietro e ripercorrere i passaggi che hanno condotto l’uomo nella storia passando dalla scrittura alfabetica a partire dal Fedro di Platone analizzando nel dettaglio i diversi momenti storici e la correlazione tra tecnologie e pratiche sociali. Per chi intende approfondire suggerisco la lettura di Nicholas Carr.

Torniamo invece al Settecento, nel momento in cui in Occidente si sviluppa una forma di pensiero specifica, la critica, che diviene il modo di pensare alla politica, alla scienza e di immaginare una particolare tipologia umana organizzata attorno a nuovi processi di comunicazione.

Grazie alla diffusione della stampa e a un pubblico sempre più ampio, la scrittura alfabetica che da quasi due millenni aveva prodotto cultura, filosofia e sapere tecnico si propaga sempre più nella società. Si cominciano a produrre libri, riviste, pamphlet e, accanto alle opere classiche, iniziano a diffondersi nuove narrazioni spesso oggetto di aspre polemiche. I sistemi di produzione pervadono ogni territorio, anche quello del sapere che viene veicolato attraverso una tecnologia per sua natura sequenziale, che richiede un certo sforzo cognitivo e un certo grado di concentrazione.

Nell’età dell’intelletto è dunque il pensiero critico, attraverso la scrittura, a stabilire le regole del gioco, a creare forme di potere, di sapere e di socialità. La scrittura controlla, verifica, impone dei tempi così come la lettura. Io stesso in questo momento, nel cercare di organizzare i miei pensieri, sono costretto a un lavoro supplementare rispetto a quello del parlare.

Scrivere o leggere non sono capacità innate dell’uomo, ma pratiche da acquisire e nutrire, atti consapevoli; ma cosa accade se una tecnologia, Internet, permette di passare informazioni in modo diverso, più rapido, più fruibile. Cosa accade quando alla sequenzialità della scrittura succede la simultaneità dell’immagine?

Secondo McLuhan citato da Franco Berardi “Bifo” in questo intervento, e come già riportato in questo post sulla cosiddetta nuova normalità, tale cambiamento determina la fine della fase critica e l’inizio di una nuova fase mitologica. Nel mito non vigono le regole del discorso, non vi sono bias cognitive: tutto ciò che è mito non è sottoposto a vincoli logici. Tutto è possibile e al contempo impossibile: è la fine del principio di non contraddizione che da Socrate in poi è stato alla base del pensiero in Occidente.

Tempo macchina e tempo umano

Nella Zettabyte Era, le informazioni vengono generate e veicolate a una velocità tale da sfuggire alla nostra capacità di interpretarle. Il mosaico che ai nostri occhi si compone è confuso e senza possibilità altra rispetto a questa. È il passaggio dall’età dell’intelletto all’età della demenza secondo Zbigniew Brzezinski, plasmata dalla tecnologia elettronica. Secondo questi autori il mondo dell’informazione genera un flusso tale di dati da non permettere alle nostre coscienze di filtrare, introiettare, correggere, memorizzare (fondamentalmente capire) quello che accade. È la tempesta di merda, l’era della post-verità, in cui si perde il punto di equilibrio tra numero di informazioni e tempo necessario per comprenderle.

Fonte: Statista

Questa rivoluzione implica un’uscita dal tempo umano perché il problema di comprendere la realtà e rispondere in modo creativo alle sfide che questa pone non è delle macchine ma dell’uomo. 

Il volume di dati prodotti e condivisi in rete sta esplodendo. Nel biennio 2015-2016 sono stati creati più dati che nell’intera storia dell’umanità. Nel 2017 questa soglia è stata superata nel mese di luglio. L’incremento è in continua accelerazione.

Secondo una proiezione nel 2020 il volume di dati avrebbe raggiunto i 47 Zettabytes (circa 47 miliardi di Terabytes). I dati effettivi dello scorso anno ci dicono che ne sono stati prodotti 58. 

Come ci ricorda Luciano Floridi, la mente umana non può cogliere uno sviluppo tanto rapido. Il tempo per acquisire informazioni di un normale smartphone e quello della mente umana sono molto diversi. In un certo senso nella macchina semplicemente il tempo non esiste e un file è sempre uguale a sé stesso ogni volta che viene spostato da una cartella a un’altra. Questo non accade per la nostra memoria. La nostra memoria muta, si evolve, rievoca ogni volta sfumature diverse, rielabora continuamente i ricordi stimolano emozioni e intuizioni, interpretando e reinterpretando quanto vissuto, studiato, fatto. Per noi umani, consapevoli della nostra morte, il tempo è informativo. In ogni sistema biologico il tempo fa informazione e noi necessitiamo di tempo per capire il mondo, per coglierne le differenze, per elaborare idee, progettare nuove forme di vita. Ci vuole tempo per sviluppare un pensiero, per lasciarlo sedimentare, per far sì che la corteccia cerebrale si riorganizzi a ogni nuovo stimolo, a ogni nuova informazione.

Un film in fast forward

Quando le informazioni ci raggiungono troppo velocemente non è più possibile per noi leggerle. Bifo Berardi a tal proposito propone un’analogia con i fotogrammi di un film. Se questi iniziassero ad accelerare si arriverebbe a un momento in cui non saremmo più in grado di vedere il film stesso. 

Franco Berardi – Bifo

È, molto verosimilmente, quello che sta accadendo oggi. Gli accadimenti, le notizie, i meme, le Breaking news, le notifiche, le stories di Instagram: tutto si confonde in un immenso universo in espansione privo di centro. Si viene così a determinare una situazione di incertezza e di indecidibilità, di “Out of control”. Non a caso la comunicazione commerciale, politica e sociale oggi non si rivolge certo al nostro pensiero critico, ormai atrofizzato e indifferente agli stimoli, quanto a scenari mitologici e più o meno grotteschi. Ne è riprova il ruolo del Parlamento, ormai esautorato totalmente delle sue funzioni dialettiche e il prevalere di leadership che puntano al carisma, a messaggi semplici e ripetitivi, “State a casa” o “Prima gli italiani” che siano.

Al momento è difficile immaginare cosa ciò produrrà. Siamo infatti privi di quella prospettiva necessaria a inquadrare la situazione nella sua complessità. In questi anni abbiamo vissuto e stiamo vivendo diversi cigni neri e abbiamo capito che i mutamenti sono molto rapidi e spesso imprevedibili.

Per ora vedo rischi e opportunità ma non so dare loro un nome. Sento la necessità di un cambiamento che non trova risposta, a partire dai temi ambientali fino a quelli sociali, che di fatto portano un minimo comune denominatore ingombrante, onnipervasivo, inadatto e insostenibile a cui attualmente non sappiamo proporre alternative realizzabili. 

Verso un pensiero cyborg

Certo è che un pensiero che si elabora in collaborazione con le macchine è davvero un pensiero cyborg, l’attuazione di una chimera che sta portando l’uomo su nuove strade. La cibernetica fa parte ormai della nostra vita più intima e privata, in quanto interiorizzata in meccanismi di osservazione e produzione di realtà. 

Anche i dispositivi di potere stanno cambiando e le istituzioni politiche impallidiscono di fronte a Google o ad Amazon. Il globale è, per sua natura, sovranazionale mentre ogni altra entità sub-globale non può che accettare la propria impotenza rispetto a processi automatici e autopoietici di reiterazione e diffusione indipendente dalla volontà umana.

L’unità mistica uomo-macchina proposta da Kevin Kelly ci porta in un mondo inesplorato, che ha radici antiche, nel rapporto tra l’uomo e la tecnologia, un rapporto ambivalente. Se da un lato infatti la tecnologia appare autonoma rispetto all’uomo non dobbiamo dimenticarci che è da esso creata e che per certi aspetti nulla esprime meglio l’essenza umana della tecnologia stessa, come sostiene ad esempio Don Peyron, e questo almeno dal controllo del fuoco in poi. Il punto forse è proprio questo: il controllo.

Il ruolo delle ICT’s nell’era dell’Iperstoria

Nell’iperstoria le Information and Communication Technologies acquisiscono un nuovo status: da mezzi per la trasmissione del sapere a condizioni fondamentali per nostra esistenza.

Ciò implica una perdita di controllo da parte dell’uomo. L’automazione infatti permette di migliorare le nostre condizioni di vita delegando attività ripetitive a macchine e algoritmi. Nella realtà infosferica un essere umano, prima eliminato dal centro dell’universo, poi dai progetti divini è stato infine estromesso anche dal primato assoluto di essere intelligente e oggi tenta di ritrovare una sua collocazione nel mondo.

Potremmo ancora vivere, pensare, lavorare, agire senza una connessione Wi-Fi o un pc? Cosa accade quando il mondo iperconnesso pare sommergerci di spazzatura e il pensiero come lo avevamo conosciuto, con la sua capacità di progettare e di realizzare strutture economiche, sociali e scientifiche si frantuma in una miriade di informazioni sparse? Mi chiedo a volte come avrebbero potuto lavorare alcuni grandi maestri d’arte e scienziati se fossero stati continuamente distratti da notifiche, mail e se avessero dovuto parallelamente alla produzione, occuparsi della comunicazione. Immaginiamo Michelangelo che posta frammenti della Cappella Sistina per una bella campagna teaser o che crea un evento Facebook dovendo rispondere a chiunque commenti. Ridicolo. Certamente ridicolo ma mi chiedo come possiamo pensare di lavorare bene e di avanzare ulteriormente in queste condizioni, in questo mondo.

Bansky – No future

Un mondo deprivato di quel futuro che positivisti, comunisti, democratici, dittatori, illuministi, preti e idealisti ci avevano proposto in vari modi. Un mondo dunque incapace di ripensare al futuro, dimentico del passato e in questo periodo deprivato anche del suo presente, sospeso nella paura micidiale che un nuovo virus ha saputo generare; un mondo che tra utopie e distopie, sembra sempre più dominato da meccanismi neoliberisti in cui potenzialmente possiamo fare tutto ma che in realtà limita fortemente le nostre capacità espressive, sempre condizionate da media di cui non abbiamo controllo. Possiamo dire tutto: non a condizione che abbia senso, ma solo a condizione che si rispettino le policy delle piattaforme. Non ha alcuna importanza il valore effettivo del messaggio quanto la sua capacità di creare valore di impresa per Facebook, Linkedin e via dicendo che, in ultima istanza, è capacità di attirare investitori e advertising.

Tra i due litiganti

Dalla lotta novecentesca tra televisione e telefono di cui ci parla Bifo, tra un dispositivo broadcasting verticale e un altro di point-to-point casting, “flat”, democratico è emerso un modello di rete, il network, che ha cambiato il mondo per sempre, che fonde elementi del primo e del secondo in una tecnologia che permette a chiunque di trasmettere a chiunque. Sappiamo tuttavia che aver pari opportunità non significa poi nei fatti avere le medesime possibilità ma, dal punto di vista tecnologico, possiamo assumere questa caratteristica a livello di verità. Dunque la domanda è: Internet ci rende tutti uguali?

E in che senso? Realizza pienamente il progetto democratico offrendo a tutti gli stessi diritti oppure livella verso il basso la nostra capacità di comunicare appiattendoci su forme stereotipate di comunicazione di cui gli emoji ne rappresentano per eccellenza il simbolo? Immediati e solo apparentemente privi di ambiguità, questi moderni ideogrammi sintetizzano emozioni complesse in pochi tratti. Ma cosa significa davvero una faccina sorridente quando rispondiamo a un messaggio? “Che carino, grazie!”, oppure “Ah sì, ok”?

Cosa stiamo davvero comunicando con queste icone divenute addirittura sistema di valutazione in alcune istituti della scuola primaria? Quale sotto-testo posso veicolare? A quali ulteriori mirabolanti riflessioni possono condurci?

Perché non ho fatto un video?

Rileggo questo post. Ho appena scritto qualcosa di davvero poco adatto al mezzo, incurante di ogni più basilare regola di web copy e di SEO. Questo aspetto mi fa riflettere: per la prima volta nella storia chi scrive si deve preoccupare di piacere non solo al pubblico ma anche ad algoritmi. Come se un giornalista del secolo scorso avesse dovuto preoccuparsi di assecondare la propria macchina da scrivere o uno scrittore il proprio taccuino: piacere, e piacere subito, spesso rinunciando all’approfondimento a vantaggio di una immediatezza che è inesorabilmente correlata a questa tecnologia, pare essere la legge dominante.

Per dire quanto ho detto avrei dovuto preferire un podcast o un bel video, con meno parole e senza digressioni. Ma ciò mi fa sorgere una domanda: quanto stiamo inesorabilmente optando per meme e video di 30” rispetto a testi più articolati? E se tutto ciò nel lungo periodo mettesse a rischio la nostra stessa capacità di riflessione? Stiamo forse prendendo una strada che dall’epoca della ragione ci conduce all’epoca della demenza?

Può sembrare solo una provocazione. Nessuno sceglierebbe consapevolmente la demenza.

Eppure propongo di porci questo dubbio di tanto in tanto e di chiederci come usiamo le tecnologie dell’informazione nel nostro quotidiano: cosa ne vogliamo fare e una volta abbandonata, forse anche finalmente la critica, quali forme di pensiero, umano o meno, prevarranno e quali realtà saranno in grado di generare.

Contro un’idea di Nuova normalità

In piena fase pandemica si parla sempre più di New Normality, di una presunta nuova normalità che dovrebbe regolare la vita sociale facendo proprio uno stato di eccezione come regola per ripensare i modi di relazionarci, lavorare, spostarci e vivere. Per fare passare queste idee, i dispositivi di potere si stanno affinando e il digitale in tutto questo gioca un ruolo importante.


Nuova normalità? Cosa si intende con questo termine? Fondamentalmente con l’avvento del Covid, esempio perfetto di cigno nero, abbiamo rimesso in discussione il nostro modo di lavorare, di socializzare, di fruire degli spazi pubblici, di vivere accettando, in nome della prevenzione, tutta una serie di limitazioni (talora sensate altre volte opinabili) e ci si chiede quanto di tutto questo resterà anche dopo questo virus.

In questi mesi abbiamo letto e visto di tutto. Ci siamo resi conto della fragilità del sistema economico, del settore sanitario, della democrazia. Abbiamo imparato a usare Zoom, Meet, Cisco Webex, Microsoft Teams, cartelle condivise su Drive. Abbiamo seguito webinar, chiuso Università e teatri, visto cancellare tutte le grandi manifestazioni, le fiere di settore, i negozi.

Abbiamo acquistato online anche beni consumabili e alimentari, ci siamo strafatti di serie tv e abbiamo smesso di muoverci con conseguenze immediatamente visibili sul nostro corpo e la nostra mente e altre che vedremo nel tempo.

Lo smart working, spesso arrabattato e non organizzato, è divenuto la regola. Il ripostiglio si è trasformato in ufficio, gli aperitivi solo online per il compleanno del nostro caro amico e, mi raccomando, tutti a casa alle 22.

Il tema è estremamente complesso ma, da marketer e da consulente in comunicazione digitale, vorrei portare qualche elemento di riflessione dopo quelli esposti qualche mese fa in merito a questa sedicente, e per alcuni seducente, nuova normalità che, a mio avviso, non è affatto normale ma vuol essere normalizzante e normativa delle nostre vite, anche biologiche, e dei nostri schemi mentali sempre meno in grado di capire e interpretare il mondo.

Scrive Franco Berardi Bifo in “Dopo la democrazia?” (Apogeo 2006, p.76) “Il fatto è che le tecnologie di comunicazione hanno sconvolto il contesto antropologico del pensiero critico e sospeso i paradigmi fondamentali dell’umanesimo moderno. È Marshall McLuhan che negli anni Sessanta interrompe l’illusione critico-umanistica di poter ricondurre le tecnologie di comunicazione sotto il governo razionale e progressista della democrazia, del diritto e della logica.” Un essere tecnico, inorganico…. si infiltra nella sfera dell’organismo biologico e sociale, e comincia a prenderne le redini…Quando alla tecnologia alfabetica succede quella elettronica… il pensiero mitico tende a prevalere sulle forme del pensiero logico-critico“. Configurazione mitologiche, identitarie e prive di possibilità dialettica, divengono la nuova normalità. Ecco cosa intendo io con questo termine: non la progressiva adozione di strumenti digitali per il lavoro o l’uso di gel sanificante nei bagni, ma una vera e propria trasformazione, o involuzione, del modo stesso di pensare e ragionare.

Ecco allora che ai Parlamenti si sostituiscono Direttivi, alle leggi DPCM, alle forme di socialità i loculi mediatici, per usare l’azzeccata definizione di un amico e collega, in cui siamo reclusi nelle nostre stanze virtuali, distanziati socialmente oltre che fisicamente. La sensualità è esclusa, i corpi organici divengono meri supporti per le attività cognitive.

Iperstimolati da un flusso continuo di informazioni non abbiamo tempo di riflettere, di ascoltare davvero, di cogliere sottotesti, di strutturare le nostre idee. La tempesta di merda (shit-storms) diviene l’arma perfetta. (Da Il secondo avvento – Franco Berardi Bifo – DeriveApprodi, 2018)

Perché parlo di tutto questo?

Perché il digitale svolge un ruolo fondamentale nella moltiplicazione parossistica di informazioni. In questo contesto è necessaria una cultura digitale che ci aiuti non solo a salvare imprese e mercati, ma anche e soprattutto a pensare agli strumenti che utilizziamo per farne un buon uso.

Cosa c’è di normale quindi nella nuova normalità?
Assolutamente nulla.

Dobbiamo pensare in modo nuovo ma non acritico. Ben venga la simultaneità dell’immagine ma che questa non ci porti ad accettare in modo assoluto le nuove forme di vita e di potere che subdolamente si instillano nelle nostre coscienze, nei nostri “Io”. Altrimenti tenderemo ad accettare di tutto in nome della pace e della salute.

“Anche se, com’è fin troppo evidente, si tratterà di un’epoca di servitù e di sacrifici, in cui tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta dovrà subire mortificazioni e restrizioni, essi vi si sottopongono di buon grado, perché credono stolidamente di aver trovato in questo modo per la loro vita quel senso che avevano senza avvedersene smarrito nella pace.
È possibile, tuttavia, che la guerra al virus, che sembrava un dispositivo ideale, che i governi possono dosare e orientare secondo le proprie esigenze ben più facilmente di una vera guerra, finisca, come ogni guerra, col sfuggire loro di mano. E, forse, a quel punto, se non sarà troppo tardi, gli uomini cercheranno nuovamente quella ingovernabile pace che hanno così incautamente abbandonato.”

Giorgio Agamben – Quodlibet

Design & Future – CNA e UNIBO insieme per le imprese

Design & Future Challenges è un percorso per portare innovazione nelle PMI, nato dalla sinergia tra CNA Reggio Emilia e UNIBO.

In questi mesi ho collaborato con CNA Reggio EmiliaArea Education, le unioni Artistico e tradizionale e Produzione e l’Università di Bologna – Advanced Design Unit per ideare e realizzare Design & future challenges – studenti e imprese affrontano le nuove sfide del futuro, un progetto che nasce con l’obiettivo di portare nuove idee per le imprese con approcci volti a rispondere alle esigenze contemporanee offrendo prospettive diverse per creare prodotti in linea con le aspettative del mercato, per sfruttare al meglio le piattaforme digitali, per comunicare a stakeholder, prospect e clienti e per cavalcare il cambiamento, approfittando delle opportunità che ogni momento di crisi porta con sé.

Nelle Società complesse infatti la mera pianificazione non è sufficiente. Occorrono approcci di Design Thinking attraverso cui ideare, prototipare, realizzare e testare prodotti e processi apprendendo in modo costante e integrando nuove conoscenze. Il design diviene quindi modello di riferimento per fare innovazione in modo sostenibile, sviluppare nuovi modelli di business, comunicare efficacemente e attuare una reale digital transformation.

Vere e proprie sfide quotidiane per imprese e designer che ritroviamo nel format che abbiamo previsto: Design & Future Challenges

Un format che si pone un triplice obiettivo:

  • Far fronte al cambiamento con proposte concrete che si sviluppano a partire da un approccio di design thinking favorendo lo sviluppo di contenuti di qualità, di idee, di visioni per l’innovazione
  • Tirocinio: CNA Artistico e Produzione promuovono tirocini formativi per gli studenti che possono così confrontarsi con aziende in grado di trasmettere il loro know-how e fornire temi concreti con cui confrontarsi.
  • Networking di qualità: CNA Artistico e Produzione crea così relazioni proficue tra Università, Imprese, Studenti e Imprenditori

Cosa abbiamo vissuto durante il webinar

Dopo i saluti di Fabrizio Barbieri – Presidente CNA Artistico e Tradizionale Reggio Emilia e di Silvio Bordoni – Presidente CNA Produzione Reggio Emilia, Ughetta Fabris, Chiara Bulgarelli ed Elena Vai (già Creative Director di Bologna Design Week) hanno introdotto le tematiche. Quindi abbiamo presentato le modalità di lavoro e suddiviso studenti e imprese in tre gruppi di lavoro, coordinati dai tutor accademici.

  • Strategie di comunicazione e vendita
    Simona Colitti – Tutor Accademico
  • Nuovi modelli di Business
    Matteo Gambini – Tutor Accademico
  • Trend di prodotto e processo
    Giulia Tonioni – Tutor Accademico

In questi mesi studenti e imprese lavoreranno a partire dai diversi quesiti posti dalle imprese per lavorare su progetti che verranno presentati il prossimo 15 aprile. Un percorso innovativo e ricco di opportunità che ci auspichiamo possa offrire buone idee per futuri sviluppi.

Imprese e smart working: dalla sicurezza al benessere digitale.

Con lo smart working, i brand più evoluti non si occupano solo di garantire la sicurezza sul posto di lavoro ma anche di sostenere il benessere fisico, psicologico e sociale dei lavoratori.

La salute, non solo fisica ma anche psicologica ed emozionale ha grandi impatti sulla qualità del lavoro e la ricerca di equilibrio tra dimensione personale e lavorativa passa attraverso la presa di consapevolezza delle nostre abitudini. Questo le aziende lo sanno da tempo. Migliorando la salute dei lavoratori le aziende possono essere più attrattive, risparmiano e aumentano l’efficenza mentre i dipendenti sono più felici,  lavorano senza stress, si ammalano meno e sono più coinvolti.

Questo trend è stato accelerato dalla situazione attuale dopo che la pandemia ha costretto molti lavoratori allo smart working obbligando imprese, dipendenti e collaboratori ad ampliare la riflessione sul benessere anche in relazione all’uso delle tecnologie digitali.


Nell’era Covid, in cui lo smartworking diviene pratica sempre più consueta, diviene urgente per le aziende formare i dipendenti e i collaboratori sui temi del digital detox, della produttività e del wellness at work.

Lavoro e Benessere digitale

Passiamo sempre più ore connessi a internet. Studiamo, ascoltiamo musica, inviamo messaggio, leggiamo mail, ci informiamo, giochiamo, lavoriamo trascorrendo gran parte della nostra vita online.

Ogni minuto vengono inviati oltre 41 milioni di messaggi Whatsapp, caricate 147.000 foto su Facebook e  500 ore di video su Youtube.

La crescita di dati è stata esponenziale in questi ultimi decenni. Internet, device quali smartphone e tablet, social network e strategie di remarketing ci tengono incollati agli schermi per ore, ci aiutano in tanti compiti ma sono anche una fonte inesauribile di distrazione.

Una società di persone distratte

Veniamo interrotti ogni 180 secondi, specie se lavoriamo fuori ufficio. Controlliamo il nostro cellulare in media 200 volte al giorno, sempre più spesso anche di notte e per per l’80% dei possessori, prendere in mano il cellulare è il primo gesto del mattino. Non riusciamo ad allontanarci dallo smartphone per più di 20 centimetri. Notifiche, mail, aggiornamenti incidono sui nostri stati emotivi e sulla nostra capacità di concentrarci: le distrazioni consumano il 28% della nostra giornata e, secondo Alessio Carciofi, ci fanno perdere circa 2 ore al giorno. Risultato: lavoriamo peggio, in modo meno efficiente e ci stressiamo di più.

“Le ICT dischiudono grandi opportunità, le quali, però, implicano l’enorme responsabilità intellettuale di comprendere tali tecnologie e di sfruttarle nel modo più appropriato.”

Luciano Floridi

Il benessere passa anche dal digital e nell’era Covid, in cui lo smartworking diviene pratica sempre più consueta, diviene urgente per le aziende formare i dipendenti e i collaboratori su questi temi.

Dalla continua esposizione a immagini, notifiche, video, call e mail ne deriva un sovraccarico informativo che non ci permette infatti di lavorare bene. Siamo continuamente distratti e stanchi mentalmente. Ce ne accorgiamo sempre più lavorando da casa. Ciò porta a un calo della nostra capacità di rispondere in modo adeguato alle situazioni e in generale della creatività. Questa infatti per svilupparsi necessita di tempo e di silenzio. Un cervello stanco inoltre tenderà a ripetere gli stessi errori e gli stessi meccanismi.

Difficoltà a concentrarsi, irritabilità, ansia, insonnia sono alcuni degli effetti dall’abuso digitale che si riscontrano più frequentemente.

Il multitasking non esiste.
Facciamocene una ragione.

Anche il mito del multitasking ha dovuto fare i conti con la realtà. Il multitasking non esiste per come lo immaginiamo, è una grande menzogna, come anche recentemente ci ha ricordato Annamaria Testa. Lo smart working richiede nuove modalità di lavoro.

Il nostro cervello, fa sempre e solo una cosa alla volta. Quando si trova svolgere più compiti contemporaneamente dà l’impressione che non sia così perché può essere molto veloce. In realtà però porta avanti più progetti contemporaneamente, concentrandosi ora su uno, ora sull’altro. 

Quando ad esempio scriviamo una post e contestualmente parliamo al telefono il nostro cervello per una frazione di secondo scrive e per un’altra frazione parla al telefono. Ciò comporta un gran dispendio di energie e porta a risultati spesso qualitativamente inferiori rispetto a quello che crediamo. 

Lo scienziato del MIT Earl Miller ha dimostrato che il multitasking provoca un deficit cognitivo, perché genera errori dovuti a mancanza di attenzione e la University Of London ha constatato che, in chi gestisce più attività cognitive allo stesso tempo, il QI raggiunge livelli simili a quello di chi ha fatto uso di marijuana. 

Il multitasking non esiste.
Facciamocene una ragione.

La cosa peggiore è che i danni possono diventare permanenti. Per esempio, uno studio della University of Sussex ha dimostrato che nei “multitasker” l’area del cervello responsabile per l’empatia e il controllo delle emozioni è meno sviluppata. Personalmente non mi stupirei se vi fossero danni anche sulla nostra capacità di memorizzare.

Inoltre ogni volta che completiamo un compito, che sia l’invio di una mail o la sistemazione del nostro desktop, il nostro corpo rilascia dopamina, un ormone che ci stimola l’effetto “ricompensa”.


Questo ci allontana dal concentrarci su progetti complessi e può provocare nel tempo una sensibile riduzione del quoziente d’intelligenza e soprattutto generare comportamenti che tendono sempre più a ignorare ciò che è più rilevante per noi.

Il costante passare da un’attività all’altra incoraggia il nostro cervello a sviluppare pessime abitudini e lo smart working non fa che peggiorare la situazione. Sovraccarichiamo la nostra memoria a breve termine e di lavoro e smettiamo di nutrire quella a lungo termine, dove sviluppiamo le nostra capacità cognitive più evolute. Ti è mai capitato di fare mille cose in un giorno e poi di non ricordare esattamente quali? Cosa ti resta il giorno dopo? Cosa hai realmente appreso?

L’uso eccessivo dello smartphone può provocare dolori articolari e muscolari. Alcuni studi internazionali hanno evidenziato che il 70% degli adolescenti manifesta dolore al collo, il 65% alla spalla e dolore al polso e alle dita nel 46% dei casi. Anche la vista viene messa a dura prova a causa delle luci blu degli schermi e della lettura talvolta difficoltosa dei caratteri.

La situazione è più seria di quanto crediamo. Quasi tutti noi infatti stiamo diventando dipendenti dai nostri cellulari senza accorgercene. 

Cosa possiamo fare dunque per migliorare le nostre performance e in generale la nostra vita lavorativa e privata?

I trucchi possono essere molti, come quelli riportati anche in modo semplice ma esaustivo nel bel libro di Monica Bormetti “#Egophonia, gli smartphone tra noi e la vita”, ma quello che occorre è soprattutto una cultura per utilizzare in modo consapevole e cosciente smartphone, tablet e simili, recuperare sane abitudini di vita e prenderci tempo per le nostre attività fisiche, sociali e culturali.

Non si deve eliminare la tecnologia ma si deve ritrovare un equilibrio perso magari con strumenti utili per il benessere digitale.

Per questo da anni inserisco in ogni mio corso un modulo specifico su come migliorare la produttività, come intervallare momenti operativi e altri di studio e in generale come avere un rapporto equilibrato con le nuove tecnologie, in modo che ci siano di supporto e non di ostacolo.

Tra pochi giorni è Natale. Se vogliamo farci un regalo intanto stacchiamo un po’ il cellulare e recuperiamo tempo di qualità per noi, per le persone a noi vicine e per l’ambiente.

Saper lavorare bene in smart working d’altronde significa anche sapere quando è ora di staccare la spina! Buone Feste e buon digital detox!

Alkemia 2020

DOPO BOLOGNA DESIGN WEEK E CZECH DESIGN WEEK, ALKEMIA HA REINVENTATO UN FORMAT TUTTO DIGITALE PER IL 2020. TANTI ARTISTI, BRAND E DESIGN IN ATTESA DI UN PROSSIMO FUORISALONE .

Attraverso la singolarità e specificità dei manufatti dei diversi designer, Alkemia propone un nuova esperienze per stimolare una riflessione più ampia sul senso della creatività. L’evento si fonda sulla collaborazione tra mondo manifatturiero, designer e artisti, in un percorso in cui la materia si dissolve, si purifica e si ricompone.

Dopo gli allestimenti in occasione di Bologna Design Week durante il CERSAIE 2019 e a Praga a dicembre all’interno di Czech Design Week, Alkemia si reinventa con un’edizione tutta digitale in attesa di poter realizzare il nuovo allestimento curato da Stefano Lodesani Studio. Il percorso espositivo racconterà gli stati alchemici attraverso il colore – bianco, nero, rosso – luci, suoni e profumi, creando suggestioni simboliche e un’esperienza sensoriale che esalta il rapporto tra uomo e manufatto. Seguendo l’approccio eco-sostenibile di Digital Detox Design, vengono utilizzati materiali a minor impatto ambientale, quali tessuti, legno, metallo e tubi di cartone industriale che, grazie anche ai forti contrasti di luce e ombra, danno vita a un allestimento dalla forte valenza scenografica.

Stefano Lodesani Studio ha firmato progetti per mostre quali “Confessionali” di Michael Kenna nel 2017 e la recente su Antonio Fontanesi presso i Musei Civici di Reggio Emilia. Oltre che per l’architettura, coltiva la sua passione per il design e la grafica ottenendo pubblicazioni sull’ADI Design Index e sul catalogo del Compasso d’Oro.

Quest’anno abbiamo deciso di restare vicino al nostro pubblico con una serie di dirette web su Youtube e Facebook che si concluderanno il 3 dicembre. Ecco i protagonisti!

BRAND E DESIGNER

Doodesign espone la collezione outdoor “Stele” – composta da sedute e tavolino in terracotta – creata in collaborazione con il poliedrico artista di origine statunitense Niccolò Morgan Gandolfi, ispirata al giardino all’italiana e al lavoro dell’incisore e architetto del ‘700, Giovanni Battista Piranesi.

Stele di Doodesign

Matteo Giannerini presenta “M.I.N.E.”, una linea di complementi d’arredo che sovverte l’utilizzo di forme precise, proponendo una riflessione sulla cultura e sul ruolo del design come strumento democratico di unione e apertura. In mostra, una serie limitata di lampade e tulipaniere in ceramica smaltata reinterpretate in chiave iconica che – grazie ai rimandi cromatici e formali – assumono le sembianze metaforiche di tante ampolle alchemiche.

Mine di Matteo Giannerini

La creatività di Pollini Home presenta innovativi arredi ceramici con l’intento di dare risalto all’ambiente bagno, luogo in cui rilassarsi e dedicarsi alla cura di sé dilatando i tempi imposti dai ritmi del digitale e della social addiction.

Vincitore del premio Rebell, il brand NestArt presenta un’innovativa superficie pensata per il mondo del design e dell’architettura mettendo in mostra tavolini che attingono dalla tradizione della Tarsìa Rolese per riproporla con materiali evoluti ed eco-sostenibili.

Alessandro Mattia e Gloria Gianatti di Sapiens Design – vincitori del Red Dot Award 2019 nella categoria Product Design – espongono “YSO”, una coppia di tavolini, realizzata in collaborazione con Pollini Home, di altezze differenti che possono essere accostati o sovrapposti per generare giochi di forme. La forma esagonale del piano in gres porcellanato, l’impilabilità e la leggerezza della struttura in acciaio, conferiscono a “YSO” una forte valenza geometrico- architettonica.

YSO

In mostra anche “Intrecci”, un sistema di moduli assemblabili che si rifà all’antica tecnica del Pezzotto Valtellinese – la tradizionale lavorazione basata sul riciclo di scarti di tessuto – valorizzato dall’innesto nella trama di altri materiali.

Il designer Francesco Aiazzi presenta “TO.BE”, una sedia composta da uno scheletro fisso in legno eco-sostenibile e due moduli – schienale e seduta – dalle infinite possibilità di personalizzazione, per ottenere un oggetto unico e originale, in cui rispecchiare il proprio essere. Disponibili in diverse tipologie di legno, inserti in vetro, ceramica, stoffa e persino in erba, intesa come simbolo di rinascita.

Sponsor tecnici: Designers Guild (azienda leader di tessuti e rivestimenti per l’arredo), Sitmatic (innovative sedute ergonomiche incentrate sul benessere della persona), Profumi di Perugia (profumeria di nicchia che crea fragranze evocative, tra estetica e spiritualità).

CONCEPT
ALKEMIA: un’esperienza di digital detox tra arte e design

Nell’era dell’iperstoria, le difficoltà di conciliare progresso tecnologico e valori etico-culturali con la dimensione umana impattano con evidenza nel nostro quotidiano. Sempre più spesso, si sente parlare della necessità di una nuova consapevolezza nell’uso delle tecnologie digitali. Queste hanno infatti trasformato radicalmente il mondo così come lo abbiamo conosciuto. I ragazzi iperconnessi vivono ormai dimensioni assimilabili a Hikikomori, le relazioni attraverso i social network si sono moltiplicate e le notifiche sono parte della nostra routine quotidiana: ci informiamo in modo spesso superficiale senza analizzare quel che leggiamo. Anche il tempo si moltiplica e si frantuma, i luoghi si virtualizzano, la produzione di arredi e complementi e il modo stesso di vivere e abitare risentono di queste trasformazioni, appiattendosi su logiche di mercato alla spasmodica ricerca dell’ennesimo dispositivo da collegare, aggiornare, ricaricare e consumare. Ogni tecnologia produce dei cambiamenti a livello cognitivo, ma nessuna fino a oggi era divenuta tanto onnipervasiva dell’esperienza umana. La téchne, che da un lato aveva affrancato l’essere umano da un’esistenza fragile e legata al destino delle stagioni, diviene oggi un’insidiosa gabbia nel momento in cui si afferma indipendentemente dalla coscienza di cosa significhi creare. Il percorso di Alkemia è strutturato per far vivere al visitatore un’esperienza di contatto profondo con sé, con l’ambiente sonoro e olfattivo, con la luce e con gli oggetti di design e le opere d’arte, recuperando questa consapevolezza.

Digital Detox Design intende promuovere una cultura rispettosa ed etica anche grazie alla partecipazione di esperti e professionisti del settore che interverranno nel corso della Digital Detox Night con le loro riflessioni e i più recenti studi sul tema.

VISUAL IDENTITY

Logo e grafiche sono a cura di Matteo Bandi, designer italiano che vive a lavora a Londra, dove si è laureato con Lode presso il Royal College of Art.

Il suo lavoro si concentra sull’interazione tra umano e oggetto. Creare con una componente emozionale è, infatti, al centro del suo interesse. Sorprendere, coinvolgere e divertire sono i capisaldi della sua ricerca sempre orientata a creare esperienze significative. Tra i primi a credere con passione in Digital Detox Design, ne cura ogni aspetto di immagine, esprimendone i valori con simboli e segni grafici.

LINGUE UTILIZZATE

Ad Akemia a Milan Design Week, li ideali di trasformazione dell’esperienza umana passano anche attraverso le lingue usate. Grazie al supporto di Luigia Oberrauch tutti i testi della mostra infatti sono disponibili, oltre che in inglese e in italiano, anche in esperanto, in omaggio a tutti coloro che credono in un’idea di armonia internazionale. L’esperanto è stato oggetto di approfondimenti recenti da parte di studiosi in tutto il mondo e TEDxRoma ha dedicato ultimamente un evento a questo argomento. Inventata ormai 150 anni fa dal medico e linguista Ludwik Lejzer Zamenhof, questa lingua artificiale continua a essere studiata e parlata da gruppi minoritari, ma resistenti in tutto il mondo.

MUSICHE

Al musicista e compositore Daniele Zamboni è stato affidato il compito di rivelare il potere totemico dell’emozione generata da ciascuna delle opere presentate, creando otto esperienze sinestetiche in cui la musica, la visione e il profumo evocano otto differenti stati interiori. Questi stati possono essere assimilati agli “arcana” alchemici ovvero forze che costituiscono e governano tanto l’uomo quanto la natura e che pertanto ci aprono le porte di una conoscenza affettiva, immediata dell’universo intero e del suo fondamento celeste. Gli “Otto silenzi per violino solo” sono suonati da Pietro Fabris, associando gli oggetti e i manufatti alle sue composizioni.

ARTI VISIVE

Non mancheranno le arti visive. Francesca Catellani espone il progetto fotografico “Underskin” – stampe a carbone su carta giapponese fatta a mano – un viaggio interiore nel mondo dell’inconscio e del sogno attraverso immagini rarefatte che emergono dal fondo per venire alla luce. L’artista presenta anche la nuova opera di video art “Between the lines”, un racconto degli stati dell’essere e del suo fluire attraverso le trasmutazioni.

Francesca Catellani – Preview “Between the lines”

In mostra, inoltre, le opere di Vera Pravda, artista visiva da
sempre legata ai temi ambientali e i cui dipinti riducono
significativamente il livello di inquinamento dell’aria perché realizzati con speciali pitture per edilizia che abbattono fino all’88,8% i NOx, gli ossidi di azoto prodotti dalla combustione. Le installazioni e i dipinti di Vera Pravda sono sempre intesi come azioni per intervenire in modo costruttivo nella società contemporanea, generando cambiamenti positivi tangibili.

Visibile anche il progetto “Papillions” di Ludovica Baraldi, un’installazione che unisce arte, design e arredo. Già esposto all’interno di Riverart e alla Biennale di Venezia, entra a far parte di Alkemia con un allestimento site specific, prima dell’esibizione a New York la prossima estate.

PROFUMI ALCHEMICI

Durante le serate si avvicenderanno diversi professionisti e artisti per fare immergere il visitatore nella bellezza dell’arte, prendendosi un attimo di pausa dal mondo dei social e delle notifiche. Si potranno conoscere i profumi alchemici di Carlo Sargenti che ha scelto l’evento per il lancio ufficiale delle nuove fragranze “Acqua di Perugia” le quali, attraverso un processo alchemico, trasformano l’antico veleno medioevale in essenze di benessere. Ecco così che Albedo, Rubedo e Nigredo divengono tre eau de parfum dal forte potere evocativo.

Ad affiancarlo, l’artista Gaetano Fiacconi che mostrerà le sue opere ispirate agli stati alchemici utilizzando un torchio antico.

GLI SPEAKER

Monica Bormetti, con il suo intervento “Gli smartphone fra noi e la vita”, parlerà degli effetti della tecnologia sulle capacità cognitive e di come riequilibrare l’uso del digitale.

La tecnologia ha sensibilmente migliorato le nostre vite ma, se non viene usata in modo consapevole, rischiamo di subirne alcuni effetti. Essere sottoposti a continue stimolazioni dal digitale, sottopone la nostra mente a uno stress cui l’essere umano non è abituato. E i servizi/app usano una serie di trucchi psicologici perché aumenti il nostro tempo di utilizzo: abituiamo così il nostro cervello a operare in modalità distratta (nell’illusione del multitasking) e questo ha effetto sulla nostra capacità di stare concentrati ed essere creativi.

Psicologa e formatrice sul benessere digitale. Nel 2019 ha scritto #Egophonia (Hoepli), un libro che promuove un uso consapevole del cellulare.

Francesco Pozzi parlerà di Nudge: la “spinta gentile” degli ambienti e degli oggetti per il nostro benessere.

È il contesto che guida le nostre scelte. Le decisioni grandi e piccole, e le micro-decisioni della vita quotidiana, sono costantemente influenzate dagli spazi e dagli oggetti con cui viviamo. Dove mi siedo, come impiego i minuti liberi, cosa faccio con lo smartphone – ma anche: come mi sento, cosa penso, quanto mi concentro o mi distraggo. L’economia comportamentale, o behavioral economics, è la disciplina scientifica che più di ogni altra ha messo a fuoco i modi in cui subiamo queste influenze. Il nudging, programma di ricerca per cui Richard Thaler ha vinto il premio Nobel nel 2017, ha dimostrato come queste influenze possano essere governate e utilizzate per produrre decisioni, grandi e piccole, migliori. Contesti che favoriscano il benessere psicologico.

Ph.D., insegna Behavioral Economics, co-fondatore di aBetterPlace.it, che si occupa di formazione, consulenza e progettazione in architettura delle scelte per il benessere individuale e collettivo.

Social warning, il Movimento Etico Digitale nato da un’idea di Davide Dal Maso che mira a informare ragazzi e genitori dei rischi e delle possibilità del web, sarà presente con Fabio Croci che parlerà di come educare al digitale per un rapporto equilibrato e sano con le nuove tecnologie, a partire dai giovani.

Ideatore e fondatore del Social Warning – Movimento Etico Digitale con l’obiettivo di portare la cultura digitale nelle scuole e università con azioni etiche e di informazione per un uso consapevole della rete.

Roberto Tucci, con gli studenti e le studentesse del primo anno del biennio Story Design della Scuola Holden – del corso di Paolo Iabichino – leggeranno alcuni testi del New Train Manifesto composto da 30 nuove tesi, una per ogni anno che manca al collasso del pianeta secondo il National Center for Climate Restoration australiano. Dal primo Cluetrain, ne prende a prestito il registro e la medesima impellenza. Scritto da ragazze e ragazzi che hanno tra i 19 e i 29 anni rappresenta un documento da leggere, rileggere e condividere e che invita a una nuova e profonda consapevolezza sul fare mercato, marketing e comunicazione nei prossimi 30 anni.

Andrea Sommani

LAndrea Sommani – compositore di musica strumentale e vocale – presenta “Limes”, su testo in esperanto, che sarà interpretata dal soprano Caterina Belvedere. Nelle parole di Sommani “è arduo stabilire in quale momento la voce umana varchi il confine del significato verbale e defluisca nel tempestoso mare dei suoni musicali: un territorio in cui ogni eventuale possibilità di comunicazione non è subordinata a una lingua particolare ma si affida alla sensibilità, all’attenzione, all’ascolto di ogni essere umano in quanto tale. È forse in ciò che l’utopico e visionario esperimento di Zamenhof, il sogno di una lingua comune a tutti i popoli, si avvicina al mestiere del compositore e del musicista in generale”. Alkemia a Milano Design Week è anche cultura!

DIGITAL DETOX DESIGN

Digital Detox Design è un team di professionisti della comunicazione, designer e brand che intende portare l’attenzione sull’importanza di disconnettersi dai nostri smartphone per riconnettersi con altre dimensioni dell’esistenza e recuperare il senso del nostro agire e del nostro vivere riappropriandoci della bellezza e dell’intensità del momento presente.

L’uso costante dello smartphone, infatti, sta producendo effetti negativi sulla qualità delle nostre vite sia a livello individuale che sociale: riduzione della concentrazione, stress da approvazione, diminuzione della memoria, depressione, perdita di capacità di analisi.

Digital Detox Design è un progetto che invita a depurarsi dal sovraccarico informativo attraverso la creazione di spazi in cui respirare e poter interagire con la materia e le persone per portare il design a un livello superiore, oltre la progettazione di complementi di arredo. Un design sensibile alla nostra esigenza più profonda: essere umani.

www.digitaldetoxdesign.it | IG digitaldetoxdesign – FB digitaldetoxdesign

Info: Alessio Conti | info@alessio-conti.it | +39 3471034602

DOVE

In diretta sui nostri canali Facebook e Youtube!

QUANDO

8 ottobre 2020 ore 20,30
5 novembre 2020 ore 20,30
3 dicembre 2020 ore 20,30

CREDITI

Un evento ideato e curato da Alessio Conti

Progettazione spazi espositivi: Stefano Lodesani Studio
Grafica: Matteo Bandi
Website: Sapiens Design Studio
Media Partner: Ciuri Mood, Design Outfit, Smart Break
Consulenza olfattiva: Carlo Sargenti
Artisti: Ludovica Baraldi, Francesca Catellani, Gaetano Fiacconi, Vera Pravda
Musiche: Andrea Sommani, Daniele Zamboni
Violinista: Pietro Fabris
Soprano: Caterina Belvedere
Foto e video: Andrea Colacicco
Talk: Monica Bormetti, Francesco Pozzi, Davide Dal Maso di Social Warning – Movimento Etico Digitale, New Train Manifesto

La pandemia nell’era digitale

9 marzo 2020: inizia il lockdown in Italia. Da allora il tempo che abbiamo trascorso su pc e cellulari si è dilatato provocando diverse reazioni. In questo articolo, senza velleità di completezza o di illuminazione, propongo alcuni pensieri sparsi per prossime e future riflessioni.

Alcune sere prima a Reggio Emilia, come in altre zone rosse, era già scattata la chiusura (mi pare fosse la sera del 7). Ricordo quel momento in cui improvvisamente, in una pausa tra un primo e secondo tempo di un film ci ritrovammo prigionieri in casa. Ero sul divano con il mio compagno. Mi voltai. Eravamo scioccati: i nostri sguardi di colpo erano mutati. Era cominciata la prima pandemia nell’era digitale.

Sono passati diversi mesi da quel momento e abbiamo tutti vissuto mille emozioni e pensieri contrastanti, tra timori, appelli alla responsabilità, misure talvolta discutibili, proclami, decreti, fasi 1-2-3, notizie contraddittorie, slanci emozionali, crisi economica, interminabili video chiamate, conteggio dei morti, numeri impazziti, neo-ecologisti, smart working forzato, teorie complottiste, opinioni di virologi, maghi e tuttologi.

Anche io come tutti noi ho avuto modo di leggere, documentarmi e ripensare alla mia vita, alla società, alla politica. Nel fare questo sono state di grande aiuto alcuni studi di filosofi del passato e del presente, i corsi all’Università e le conversazioni con amici medici e ricercatori.

Voglio qui condividere alcune riflessioni in relazione al ruolo del digitale nell’epoca della pandemia del nuovo coronavirus. Chiaramente non mi pongo l’obiettivo di spiegare o interpretare in modo sistematico cosa stia accadendo né tantomeno di tracciare un possibile percorso di uscita. Lo scopo di questo post è solo quello di porre attenzione su alcuni temi che mi auspico possano essere utili al fine di un dibattito sull’uso del digitale all’interno di contesti di crisi.

Papa Francesco celebra la Via Crucis in una piazza San Pietro deserta.
10 aprile 2020 (AP Photo/Andrew Medichini, Pool) – Da https://www.ilpost.it/

Uomini senza gregge

In quanto esseri umani necessitiamo del gruppo. Senza gregge moriamo. Milioni di anni di evoluzione ci hanno portato a sviluppare anche a livello biologico e organico una serie di capacità assolutamente necessarie alla nostra sopravvivenza. Dall’apparato fonatorio alla struttura celebrale, dai muscoli facciali alla capacità di gesticolare tutto è “pensato” per un animale incapace di vivere altrimenti. Siamo talmente umani che se privati di contatti deperiamo fisicamente e psichicamente. Da bambini non possiamo fare a meno degli altri e anche in età adulta, tranne rarissimi casi che possiamo confinare quali eccezioni, non ci è pensabile a un’auto-sufficenza economica, emotiva, psicologica. Solo bestie e Dei possono vivere fuori da una comunità secondo Aristotele. Eppure in caso di epidemie come quella che stiamo vivendo questo principio entra in conflitto con la necessità di arginare la diffusione del virus. Per una volta essere tutti insieme potrebbe risultare uno svantaggio più che un vantaggio. Come possiamo risolvere questa contraddizione?

Oriente-Occidente: un cambio di paradigma?

Una malattia arrivata dall’Oriente e che nell’Oriente ha trovato le soluzioni poi applicate a tutto il mondo. La cultura occidentale ha perso il suo primato nell’offrire risposte comuni. Migliaia di anni di cultura liberale sembrano dissolti lasciando residui in piccoli gruppi che, tuttavia, non riescono a fare breccia nell’opinione pubblica, in parte per il terrore generalizzato e globale, in parte a causa delle fallacie intrinseche a certe improbabili argomentazioni. Insieme all’accettazione di misure eccezionali per i nostri sistemi di valore, stiamo facendo nostra anche un’estetica del distanziamento e dell’urbanizzazione tipica del sol levante. La pandemia nell’era digitale ha trovato nella Cina e nell’Estremo Oriente un modello di riferimento universale. Mascherine, biciclette, monopattini e modi stessi della relazione stanno mutando il nostro modo di guardare il mondo ogni giorno, non senza conflitti e paradossi, ma in modo a mio avviso molto rapido.

Pandemia nell’era digitale: un mondo a tutto schermo?

Il digitale ha rappresentato la condizione di necessità per realizzare un lock down come lo abbiamo conosciuto. Senza tecnologie che permettono di comunicare, lavorare, offrire servizi di ogni genere, non sarebbe infatti stato possibile chiudere in casa per due mesi milioni di persone. Tra VPN, smart working, e-commerce, Skype, Zoom e Whatsapp questi mesi sono trascorsi per molti di noi davanti a uno schermo e non ci è voluto molto per accorgerci delle potenzialità e dei limiti di una comunicazione mediata. Già il fatto di non guardarci negli occhi (per vedere l’interlocutore siamo costretti a fissare il monitor) provoca un senso di forte straniamento. Mancano poi tutti quegli elementi extra-verbali fortemente informativi. Le difficoltà di interpretare parole e gesti si sovrapponevano a quelle di connessioni a volte instabili. Distrazioni continue tra notifiche e aggiornamenti hanno reso spesso un inferno certe riunioni e anche i party on line si sono presto rivelati per ciò che erano: tristi feticci di socialità.

Diritto al digitale / Diritto all’analogico

Ci penserà poi il computer. Così si intitolava un album de “I Nomadi” che girava per casa quando ero bambino. E davvero i computer ormai pensano per noi. Algoritmi sempre più complessi possono predire e orientare le nostre scelte, Google Lens permette di riconoscere oggetti e di acquistarli senza nemmeno sapere cosa siano, addirittura, come spiegava qualche giorno fa Riccardo Luna su Repubblica, di risolvere equazioni e problemi matematici. Tra un po’ si prenderanno anche la Settimana enigmistica e addio parole crociate.

In questo mondo digitalizzato, sempre più frammentario e sempre più uguale in ogni luogo al contempo, il tempo muta il suo senso. Tutto è sempre disponibile e destinato all’oblio, sopraffatto dall’ennesima novità, da un’ulteriore upgrade.

Come affermavo poc’anzi senza un supporto tecnologico tanto pervasivo e potente non sarebbe stato possibile realizzare il più grande esperimento di massa della storia. Dico questo senza alcuna vena polemica. Prendo atto semplicemente di vivere una situazione inedita. Non che siano mancate pestilenze ed epidemie di ogni genere ma le condizioni storico-sociali, tecnologiche, lo stato di avanzamento della ricerca medica, il contesto politico erano totalmente diversi.

Oggi possiamo fare tutto, o quasi, on line. Il punto per me è quindi quello di capire quanto questa sia data come possibilità o come obbligo. Il diritto, sacrosanto, a una società “smart” non dovrebbe mutarsi nella dittatura del digitale. La pandemia nell’era digitale rischia infatti di travolgere milioni di persone, per indole, età, confidenza con il pc, formazione o per scelta sono tagliate fuori da una storia che pare inevitabile ma che invece è tutta ancora da scrivere.

Benessere digitale: un dumbphone per amico

Digital Detox e benessere digitale. Punkt-MP02-feature-phone_detox

LI CHIAMANO FEATURE PHONE, ESSENTIAL PHONE O DUMB PHONE. SONO TELEFONINI CHE NON IMPLEMENTANO FUNZIONALITÀ “SMART”. E C’È ANCHE CHI HA SVILUPPATO APP PER UN USO PIÙ CONSAPEVOLE DEI NOSTRI DISPOSITIVI, COME SPECIAL PROJECTS DI LONDRA. PER TUTTI COLORO CHE DESIDERANO UN RAPPORTO PIÙ EQUILIBRATO CON LA TECNOLOGIA ECCO UN BREVE ARTICOLO CHE POTREBBE FARVI CAMBIARE IL VOSTRO RAPPORTO CON IL CELLULARE E MIGLIORARE IL VOSTRO BENESSERE DIGITALE.

Ricordate i tempi del Nokia 3310? Cercate un nuovo benessere digitale? Siete nostalgici della carica che durava una settimana o semplicemente desiderate qualche momento di pausa in più senza essere subissati di notifiche, aggiornamenti e news in tempo reale? Forse un ritorno all’essenziale è quello che fa per voi. Ecco alcune proposte di dumbphone, e non solo, che possono aiutarvi!

PUNKT – MP02

Partiamo da un telefono dal design accurato che non rinuncia integralmente alla connettività ad internet. Si tratta del PUNKT MP02, un telefono dal design robusto, minimale e accattivante che può fungere da modem con connettività 4G/LTE per device secondari via WiFi/Bluetooth/USB.

È comodo da maneggiare e da usare, e ha una qualità audio e durata della batteria eccellenti: un telefono che funziona come telefono, con un design ultramoderno e un’interfaccia elegante ed efficiente.

Petter Neby, fondatore di Punkt.
The Light Phone 2

Un’altra proposta di telefono, sempre di fascia alta, che opera come strumento di comunicazione e lavoro e non come elemento di distrazione ci è offerta da The light phone, ora in prevendita nella sua seconda edizione. Con uno schermo simile a un e-book reader permette di telefonare, inviare SMS senza affaticare la vista o essere disturbati dai feed dei Social Network. Anche in questo caso il benessere digitale passa attraverso una UX facile e non invasiva.

Benessere digitale - Nokia-105-Dual-SIM-2017

Dumbphone decisamente più economici dei precedenti sono i modelli Nokia che ripropongono le forme del passato. Oltre alla riedizione del 3310 quest’anno il brand svedese ha lanciato sul mercato il 105. Super economico, compatto e dual-sim.

Infine per chi invece non intende acquistare un nuovo smartphone ma solo trovare modi più consapevoli di usarlo e di curare il proprio benessere digitale la risposta può arrivare paradossalmente proprio dalle app! Google Creative Lab ha recentemente rilasciato una piattaforma in cui raccoglie idee e progetti provenienti da diversi studi di progettazione e Interaction e UX design proprio nell’ottica di depurarci da un uso smodato del telefonino.

Google Digital Wellbeing Experiments

Tra questi anche “Paper phone”creato da Special Projects. Paper Phone è un’app che ti consente di selezionare le cose che ritieni importanti per te quel giorno. In genere questo significa contatti, calendari, mappe, biglietti, elenchi di attività e condizioni meteorologiche. L’app recupera queste informazioni e le dispone su uno o entrambi i lati di un foglio A4. Quindi si tratta semplicemente di stampare su una stampante vicina e piegarla in un piccolo opuscolo.

Paper Phone – Special Projects

Un progetto attento anche all’impatto ambientale. La stampa di un foglio A4 ogni singolo giorno infatti produce circa 10 g di CO2 in un anno. Al contrario, l’utilizzo di un dispositivo mobile per un’ora al giorno produce 1,25 tonnellate di CO2 alla fine dell’anno, tenendo conto dei requisiti energetici delle infrastrutture di rete e server.

Paper Phone è un’applicazione Android open source sperimentale che è disponibile per provare subito, tutto il codice è disponibile su Github per far giocare le persone e, si spera, adattarsi ed evolversi.

Finisce qui questo articolo ma certo non terminano le riflessioni in merito all’uso (e all’abuso) dello smartphone nelle nostre vite che sto inoltre portando avanti con il team di Digital Detox Design. Se vuoi approfondire e scambiare idee scrivimi alla mia mail o sui miei canali social. Buon Digital Detox!

Alkemia: il nuovo progetto Digital Detox Design

IN OCCASIONE DI BOLOGNA DESIGN WEEK 2019 DIGITAL DETOX DESIGN PRESENTA ALKEMIA, UN PERCORSO TRA ARTE, DESIGN, MUSICA E PROFUMI PER CONOSCERE L’ESSENZA DELLA MATERIA.

In occasione di Bologna Design Week 2019, Digital Detox Design presenta “Alkemia”. Dopo Living Experience, in via Solferino 11 a Milano durante la scorsa edizione del Fuorisalone, Digital Detox Design approda a Bologna con un progetto tutto nuovo che trae ispirazione dal mondo degli alchimisti.

Alkemia – Video Art

Nell’era dell’iperstoria le difficoltà di conciliare progresso tecnologico e valori etico-culturali con la dimensione umana, impattano con evidenza nel nostro quotidiano. Il tempo con il digitale si moltiplica e si frantuma, ragazzi iperconnessi vivono ormai dimensioni assimilabili a Hikikomori, i luoghi si virtualizzano, la nostra capacità di lettura, analisi e memorizzazione si scontra ogni giorno con un crescente stress da notifica. Anche la produzione di arredi e complementi, il modo stesso di vivere e abitare pare risentire di queste trasformazioni appiattendosi su logiche di mercato alla spasmodica ricerca dell’ennesimo dispositivo da collegare, aggiornare, ricaricare, consumare.

Attraverso la singolarità e la specificità dei manufatti dei diversi designer, Alkemia intende stimolare una riflessione più ampia sul senso della creatività. Sperimentando i diversi stati della materia della tradizione alchemica (albedo, rubedo e nigredo) il visitatore è inviato a un contatto profondo con gli oggetti esposti per conoscerne i segreti, i profumi, le vibrazioni, le narrazioni.

Ideato e curato da Alessio Conti, Alkemia è un percorso artistico in cui la materia si dissolve, si purifica e si ricompone. L’oggetto di design diviene così segno tangibile di una trasmutazione, di processi creativi che affondano le proprie origini nell’alchimia. Estrazione, fusione, bruciatura, saldatura sono forme di trasformazione utilizzate ancora oggi nella creazione di materiali come il grès porcellanato o l’acciaio. Una trasmutazione che riguarda soprattuto le idee che grazie all’ingegno divengono prodotti concepiti per soddisfare le esigenze pratiche ed estetiche contemporanee.

Alkemia è un progetto reso possibile grazie alla collaborazione tra mondo manifatturiero, designer e artisti.

Ascari Falegnami ha realizzato appositamente per questa installazione un portale in abete con invecchiamento naturale e dei divisori dal design geometrico in noce canaletto. Doodesign espone Lucciolight, un rivestimento murale che reinterpreta un tessuto di William Morris per condurci in un mondo dalle atmosfere magiche. Matteo Bandi porta da Londra Sidekicks, una serie di oggetti tecnologici votati alla depurazione e al benessere digitale. Matteo Giannerini presenta M.I.N.E., una linea di complementi d’arredo che sovverte l’utilizzo di forme precise, proponendo una riflessione sulla cultura e sul ruolo del design come strumento democratico di unione e apertura. La creatività di Pollini Home si manifesta con la realizzazione di un piano cucina realizzato su un banco di falegnameria e dei volumi in grès porcellanato. Vincitore del premio Rebell, il brand Nestart ha scelto Alkemia per il lancio ufficiale della nuova superficie pensata per il mondo del design e dell’architettura mettendo in mostra tavolini che attingono dalla tarsìa Rolese per riproporla con materiali evoluti ed eco-sostenibili e realizzando l’arcata di ingresso alla mostra.

Alessandro Mattia e Gloria Gianatti di Sapiens Design, vincitori del Red Dot Award 2019 nella categoria Product Design espongono, oltre all’iconica Oplàmp attualmente al Design Museum di Essen, Intrecci,innovativicomplementi d’arredo nati per valorizzare un tessuto della tradizione popolare e la sua tecnica di lavorazione a telaio. La preview di Czech Design Week vede protagonista il vaso di  František Jungvirt in cui il vetro diviene contenitore di processi di trasformazione fisica.

L’allestimento espositivo è a cura di Stefano Lodesani Studio, cheha già firmato prestigiosi progetti per mostre quali  “Confessionali” di Michael Kenna nel 2017 e la recente su Antonio Fontanesi presso i Musei Civici di Reggio Emilia. Per Alkemia ha sviluppato un percorso in cui gli stati alchemici si raccontano attraverso il colore, la luce e i profumi creando suggestioni simboliche e un’esperienza sensoriale unica che esalta il rapporto tra uomo e manufatto.

Daniele Zamboni, in collaborazione con Olfattiva, esalterà l’emozione evocata da ciascuna delle opere presentate con “Sette silenzi per violino solo”, suonata dal M° Pietro Fabris e profumi appositamente realizzati e associati ai diversi oggetti. All’interno si troverà un’opera di Visual art a cura di Lorenzo Fornaciari che permette al visitatore di interagire con particelle, fotoni e strutture archetipiche. Le fotografie di Francesca Catellani completano l’esperienza con Underskin, una ricerca che ha condotto l’autrice a sperimentare una dimensione di continuità tra coscienza di veglia e immagini oniriche a partire dallo studio del Libro Rosso di C. G. Jung. Infine, nella serata di Mercoledì 25 settembre, in occasione della Design Night, la materia diviene movimento e danza con la performance di Sabino Barbieri.

Dove

Lo spazio verrà allestito presso ADIACENZE in Vicolo Spirito Santo 1/B a Bologna.

Date e Orari

Esposizione

23-28 settembre 2019 dalle 14.00 alle 20.00

Inaugurazione e press preview

23 settembre 2019 dalle 18.00 alle 22.00

Design Night

25 settembre 2019 dalle 19.00 alle 24.00

Finissage

28 settembre 2019 dalle 18.00 alle 22.00

Un evento ideato e curato da Alessio Conti
Progettazione: Stefano Lodesani Studio
Logo e grafica: Matteo Bandi
Website: Sapiens Design Studio
Digital content editor: Chiara Ferrari

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Digital Detox Design Full Logo Black

Digital Detox Design è un progetto che invita a depurarsi dal sovraccarico informativo attraverso la creazione di spazi in cui respirare e poter interagire con la materia e le persone. L’idea è quella di elevare il design a un livello superiore, oltre la progettazione di complementi di arredo. Un design sensibile alla nostra esigenza più profonda: essere umani.L’uso costante dello smartphone sta infatti producendo effetti negativi sulla qualità delle nostre vite sia livello individuale che sociale: riduzione della concentrazione, stress da approvazione, diminuzione della memoria, depressione, perdita di capacità di analisi. Digital Detox Design intende portare l’attenzione sull’importanza di disconnetterci dai nostri smartphone per riconnetterci con altre dimensioni dell’esistenza e recuperare il senso del nostro agire e del nostro vivere riappropriandoci della bellezza e dell’intensità del momento presente.Ideato e curato da Alessio Conti, il progetto mira, attraverso il design, l’uso dei materiali, la scelta dei colori e della luce a collegare le persone attraverso una rete più ampia di qualsiasi altra, quella del respiro e del contatto.

Website:

www.digitaldetoxdesign.it

Instagram: digitaldetoxdesign
Facebook: digitaldetoxdesign

Contatti:

Alessio Conti > info@alessio-conti.it > +39 3471034602